Partoriente rifiuta taglio cordone, medici chiamano Procura

Episodio a Udine. Procuratore, è un segno triste dei tempi

(ANSA) - UDINE, 16 SET - Una partoriente rifiuta di farsi tagliare il cordone ombelicale che - secondo una pratica 'alternativa' - dovrebbe staccarsi autonomamente. Ma con il passare del tempo il neonato comincia a mostrare segni di sofferenza fetale. E i medici, per sapere come comportarsi, interpellano la Procura. Il caso si è verificato ieri a San Daniele del Friuli. Lo ha riferito all'ANSA il Procuratore capo del capoluogo friulano, Antonio De Nicolo, come "segno triste dei tempi, che dimostra a che punto è arrivata la medicina difensiva".
    "Ovviamente - ha aggiunto de Nicolo - abbiamo risposto che devono salvare il bambino. La mission dei medici è salvare vite.
    Nel momento in cui sussiste un pericolo di vita, il trattamento sanitario va fatto. I medici devono essere liberi e sereni.
    Evitare le denunce è impossibile, ma qualora arrivasse, chiaramente archivieremo. Se al contrario il neonato fosse morto in assenza di intervento - ha concluso - in quel caso sì che avremmo aperto un fascicolo d'indagine".

La coppia di genitori che aveva inizialmente rifiutato ieri il taglio del cordone ombelicale per il proprio bambino aveva scelto – per proprie convinzioni personali – un parto naturale secondo la pratica del cosiddetto "Lotus birth”, utilizzata per la prima volta in California nel 1974 ma che, secondo il Royal college dei ginecologi e ostetrici
di Londra, potrebbe provocare un "rischio di infezione nella placenta che può di conseguenza diffondersi al bambino".
Il parto è avvenuto naturalmente nell' ospedale. (ANSA).
   

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