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4 Paesi chiedono sanzioni contro abusivi libera circolazione
Lettera Gb, Austria, Germania e Olanda a Consiglio e Commissione
25 aprile, 18:11 (ANSA) - BRUXELLES, 25 APR - Sanzioni legali e finanziarie
''efficaci'' contro chi ''abusa'' della liberta' di movimento
all'interno dell'Ue e pesa cosi' in maniera indebita sui bilanci
dei comuni, ma anche sul welfare, dei Paesi in cui si
trasferisce. E' quanto hanno chiesto, in una lettera indirizzata
al Consiglio e alla Commissione Ue, i ministri dell'Interno e
dell'Immigrazione di Gran Bretagna, Olanda, Germania e Austria.
Secondo quanto sostengono i quattro Paesi, si tratta di un
vero e proprio flusso di immigrazione interna all'Ue che
consente a quanti non ne avrebbero diritto di sfruttare le
opportunita' offerte dalla libera circolazione dei cittadini. Un
fenomeno, sottolineano i quattro ministri, che comporta ''costi
addizionali considerevoli'' per le comunita' locali in termini
di accesso al sistema scolastico e sanitario, nonche' per
fornire alloggi adeguati.
Per Gran Bretagna, Olanda, Austria e Germania bisogna ''combattere adeguatamente l'uso fraudolento'' del diritto alla libera circolazione dei cittadini Ue all'interno dei confini dell'Unione perche' il fenomeno rappresenta una ''minaccia'' per l'''obiettivo comune'' di promuovere la mobilita' interna per chi desidera lavorare, studiare o avviare attivita' in un Paese membro diverso dal suo, nonche' per ''l'idea stessa di solidarieta' europea''.
Le norme dissuasive attualmente applicabili a chi 'abusa' della libera circolazione, osservano i quattro Paesi, non sono efficaci perche' chi viene espulso da un determinato Paese, ad esempio, puo' potenzialmente rientrarci il giorno seguente. Per questo - scrivono Gb, Olanda, Austria e Germania - servono sanzioni legali e pecuniarie ''efficaci''. Inoltre, servono ''misure pratiche'' per allentare la pressione sui sistemi di welfare. Bisogna, ad esempio, ''rivedere urgentemente quegli accordi fatti a livello nazionale o Ue che consentono a chi e' giunto solo da poco in un Paese e non ha mai lavorato e pagato le tasse li' di beneficiare della stessa 'rete' di protezione sociale di cui puo' usufruire chi invece e' nato in quel Paese o vi risiede da diversi anni.
L'iniziativa e' stata accolta con freddezza da Bruxelles, dove al momento ci si limita a osservare che essa si riferisce alle persone ''non attive'' che si trasferiscono da un Paese all'altro dell'Ue, un fenomeno al momento difficilmente quantificabile. Ma all'interno delle istituzioni Ue c'e' anche chi, sotto la consegna dell'anonimato, rileva che la lettera di Gb, Olanda, Austria e Germania sembra rispondere piu' a 'spinte' populiste interne a questi Paesi che a reali problemi socio-economici. Ma intanto i quattro hanno chiesto che il 'caso' venga discusso al Consiglio giustizia-affari interni Ue di giugno e che la Commissione prepari adeguate proposte per combattere il fenomeno e le presenti agli Stati membri.
Per Gran Bretagna, Olanda, Austria e Germania bisogna ''combattere adeguatamente l'uso fraudolento'' del diritto alla libera circolazione dei cittadini Ue all'interno dei confini dell'Unione perche' il fenomeno rappresenta una ''minaccia'' per l'''obiettivo comune'' di promuovere la mobilita' interna per chi desidera lavorare, studiare o avviare attivita' in un Paese membro diverso dal suo, nonche' per ''l'idea stessa di solidarieta' europea''.
Le norme dissuasive attualmente applicabili a chi 'abusa' della libera circolazione, osservano i quattro Paesi, non sono efficaci perche' chi viene espulso da un determinato Paese, ad esempio, puo' potenzialmente rientrarci il giorno seguente. Per questo - scrivono Gb, Olanda, Austria e Germania - servono sanzioni legali e pecuniarie ''efficaci''. Inoltre, servono ''misure pratiche'' per allentare la pressione sui sistemi di welfare. Bisogna, ad esempio, ''rivedere urgentemente quegli accordi fatti a livello nazionale o Ue che consentono a chi e' giunto solo da poco in un Paese e non ha mai lavorato e pagato le tasse li' di beneficiare della stessa 'rete' di protezione sociale di cui puo' usufruire chi invece e' nato in quel Paese o vi risiede da diversi anni.
L'iniziativa e' stata accolta con freddezza da Bruxelles, dove al momento ci si limita a osservare che essa si riferisce alle persone ''non attive'' che si trasferiscono da un Paese all'altro dell'Ue, un fenomeno al momento difficilmente quantificabile. Ma all'interno delle istituzioni Ue c'e' anche chi, sotto la consegna dell'anonimato, rileva che la lettera di Gb, Olanda, Austria e Germania sembra rispondere piu' a 'spinte' populiste interne a questi Paesi che a reali problemi socio-economici. Ma intanto i quattro hanno chiesto che il 'caso' venga discusso al Consiglio giustizia-affari interni Ue di giugno e che la Commissione prepari adeguate proposte per combattere il fenomeno e le presenti agli Stati membri.
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