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Digitale: da Molenbeek a Padova, arriva scuola coding europea

'Tech Station' aprirà in prima metà 2018 davanti allatazione

18 dicembre, 17:49
Il commissario Andrus Ansip a Molengeek. Al centro Francesco Zanchin di ìTech Station by Molengeek' - fonte: EC Il commissario Andrus Ansip a Molengeek. Al centro Francesco Zanchin di ìTech Station by Molengeek' - fonte: EC

BRUXELLES - L'idea è partita da Molenbeek, il quartiere-comune di Bruxelles diventato tristemente famoso come 'culla del jihadismo europeo', e ha subito funzionato: cercare nelle zone più disagiate del territorio giovani motivati a imparare e lavorare sfruttando i segreti dell'informatica. Nata appena due anni fa, "MolenGeek" ora è pronta a trasformarsi da "storia di successo belga a europea" grazie all'apertura a Padova di 'Tech Station by MolenGeek', la sua prima "filiale".

 

"È da un anno che ci lavoriamo, adesso la sfida è partire al più presto", spiegano Francesco Zanchin, Matteo Dalla Libera e Marco Meneghini, cofondatori del progetto. Come MolenGeek, che fra i suoi sostenitori ha Google e Samsung, anche 'Tech Station' ha scelto un nome con un forte legame con il territorio. "Apriremo uno spazio di coworking e una scuola di coding gratuiti, più un incubatore per le startup, davanti alla stazione cittadina, zona un po' disagiata che però ha il vantaggio di essere area di transito continuo", affermano gli imprenditori padovani. Il progetto veneto è stato presentato oggi proprio nella scuola MolenGeek davanti al vicepresidente della Commissione Ue responsabile per il Mercato unico digitale, Andrus Ansip, che ha elogiato l'importanza della scuola di coding belga e della sua nuova filiale italiana, definendola "un primo e importante passo avanti" visto che "il 44% dei cittadini europei" e ben il 56% degli italiani "non possiede le competenze digitali di base e la richiesta di lavoratori specializzati nelle nuove tecnologie è in costante crescita".

 

Anche attraverso "scambi internazionali", "puntiamo a creare una comunità di persone motivate, non importa che siano giovani o meno, disoccupati, studenti o laureati" perché, sottolineano gli italiani, "non è vero che esiste il professionista sulle tecnologie più recenti, lo si diventa facendo".

 


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