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Botta e risposta Bruxelles-Berlino su investimenti

Intanto l'Ue lancia l'ultimo avviso a Francia e Belgio

28 novembre, 20:18
Botta e risposta Bruxelles-Berlino su investimenti Botta e risposta Bruxelles-Berlino su investimenti

BRUXELLES - Riforme e conti in ordine, ma anche investimenti. E' la battaglia incrociata che la Commissione Ue sta cercando di giocare sullo scacchiere europeo, dove subito si è innescato un botta e risposta tra Bruxelles e Berlino. Sotto la lente dell'esecutivo comunitario, infatti, non sono finite solo Francia e Italia, ma è arrivato un richiamo, pur con toni diversi, anche per la Germania, perché i paesi che hanno spazio fiscale devono sfruttarlo per contribuire a far ripartire l'economia anemica dell'eurozona.


"Nel caso della Germania constatiamo che il margine fiscale importante, il bisogno di investimenti e i tassi d'interesse particolarmente bassi, permettono, anzi danno un margine di manovra per un aumento degli investimenti pubblici", ha sottolineato il commissario Ue agli affari economici Pierre Moscovici. Un monito scritto anche nero su bianco nell'analisi del piano di bilancio tedesco, che prevede l'equilibrio perfetto per l'anno prossimo e che proprio oggi ha ricevuto il via libera dal Bundestag. Bruxelles lo promuove, però registra un "progresso limitato" rispetto alle raccomandazioni Ue per più investimenti in infrastrutture, ricerca, educazione.


Immediata la replica del ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, che ha ricordato l'impegno già preso dal suo governo, "battistrada" europeo, a mobilitare 10 miliardi aggiuntivi per gli investimenti. Se una timida apertura è invece arrivata dal numero uno della Bundesbank, Jens Weidmann, che ha parlato di uno "spazio per un aumento", subito è arrivata la frenata anche su un'eventuale partecipazione della Germania con contributi propri al nuovo fondo per gli investimenti del Piano Juncker. "E' già ben fornito: dispone di 21 miliardi", ha liquidato la questione la portavoce del ministro. La linea di Berlino non cambia. "Dobbiamo tutti preoccuparci di rispettare le regole europee", ha ammonito ancora una volta Schaeuble. Francia e Italia sono avvertite: il tempo in più concesso loro dalla Commissione è "l'ultima possibilità", ha messo in chiaro il leader del Ppe all'Europarlamento, il tedesco della Cda Manfred Weber.


E Parigi ha compiti da fare a casa ben cifrati: uno sforzo strutturale in più dello 0,5% per il prossimo anno, per raggiungere lo 0,8% previsto dalle raccomandazioni di Bruxelles contro lo 0,3% presentato dal governo francese. Per il premier francese Manuel Valls, però, la finanziaria transalpina continua a rappresentare "il miglior equilibrio, che permette di conciliare la serietà sui conti e il sostegno all'attività economica". La spada di Damocle pende anche sul Belgio, terzo dei 'rimandati' insieme a Italia e Francia, dove il nuovo governo ha presentato come gli altri due una lettera d'impegni su conti (debito) e riforme per evitare la bocciatura. Se a inizio marzo i tre paesi non avranno fatto gli sforzi richiesti dalla Commissione, allora scatteranno le sanzioni e le procedure d'infrazione previste dalle regole Ue sulla governance economica. Perché, ha avvertito Moscovici, "la Commissione c'è per fare applicare le regole, con flessibilità ma senza creatività eccessiva".


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