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Eni: cartello gomma, Corte conferma multa 181,5 milioni

Responsabilità oggettiva quando controllo societa' vicino a 100%

08 maggio, 16:10
La Corte di giustizia dell’Unione europea La Corte di giustizia dell’Unione europea

BRUXELLES - La Corte di Giustizia della Ue ha confermato la multa di 181,5 milioni di euro per la partecipazione di Eni e della sua controllata Polimeri Europa alla costituzione di un cartello sul mercato della gomma sintetica. La Corte di Lussemburgo ha respinto l'appello presentato da Eni per chiedere l'annullamento della decisione del Tribunale Ue che nel 2011 si era limitato a ridurre da 272,25 milioni a 181,5 milioni la sanzione, confermando pero' la partecipazione all'accordo distorsivo del mercato. Il 29 novembre 2006, la Commissione aveva inflitto ammende a tredici societa' per un importo complessivo superiore a 519 milioni di euro, per aver partecipato, in periodi diversi compresi tra il 20 maggio 1996 e il 28 novembre 2002, ad un cartello sul mercato della gomma butadiene e della gomma stirene e butadiene del tipo emulsione (gomme sintetiche essenzialmente utilizzate nella produzione di pneumatici). Fra le 13 societa', anche Eni e la controllata al 100% Polimeri Europa Spa, in seguito divenuta Versalis Spa.

 

Per il gruppo italiano la multa all'epoca era stata aumentata del 50% (per un totale di 272,25 milioni di euro) per recidiva. Eni nel 2007 ha pero' presentato ricorso al Tribunale Ue chiedendo l'annullamento o la riduzione delle multe. Nel 2011 il Tribunale ha cancellato l'aumento per recidiva, portando la multa a 181,5 milioni, considerando che ''l'evoluzione della struttura e del controllo delle societa' interessate e' stata particolarmente complessa'' e che ''la Commissione non aveva dimostrato che le stesse imprese avessero reiterato un comportamento illecito''. Eni pero' si e' rivolta alla Corte di Giustizia affermando che il Tribunale avrebbe dovuto annullare la decisione della Commissione nella parte in cui le aveva addebitato la responsabilita' della Syndial (ex EniChem) e/o della Versalis. La Corte peroo' ha respinto il ricorso affermando che ''nella particolare ipotesi in cui una societa' controllante detenga la totalita' o la quasi totalita' del capitale della sua controllata'' che ha violato le norme sulla concorrenza ''esiste una presunzione relativa secondo cui la controllante esercita effettivamente un'influenza determinante sulla sua controllata''. In sostanza, una sorta di 'reponsabilita' oggettiva'.

 

Rilevando che nella fattispecie l'Eni ''per tutto il periodo dell'infrazione ha detenuto direttamente o indirettamente almeno il 99,97% del capitale delle societa' che operavano nel settore'', per la Corte ''la societa' controllante e la sua controllata formano in questo caso una sola impresa'' e quindi ''la Commissione puo' infliggere ammende alla societa' controllante senza che occorra dimostrare il coinvolgimento personale di quest'ultima nell'infrazione''. Piu' in generale, la Corte rileva che ''il diritto dell'Unione in materia di concorrenza si fonda su una nozione dfi impresa riferita ad un'unita' economica - quand'anche essa sia costituita da piu' persone fisiche e giuridiche - che e' tenuta a rispondere delle infrazioni alle regole della concorrenza secondo il principio della responsabilita' personale''.

 

 


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