Libia: Borrell, rifocalizzeremo Sophia su embargo armi

'Ma in caso soccorso migranti dovrà rispettare legge del mare'

Redazione ANSA

BRUXELLES - L'operazione Sophia dovrà essere "rifocalizzata" sul monitoraggio dell'embargo delle armi Onu in Libia, con l'uso di satelliti, e altri strumenti ora non previsti. "Oggi c'è stata la volontà politica", nessuno è stato contrario, ma sarà il Comitato per la politica e sicurezza (Cops), a decidere", anche sulla spinosa questione del porto di sbarco. Ma è chiaro che in occasioni di soccorso di migranti "dovrà rispettare le leggi del mare". Così l'Alto rappresentante dell'Ue Josep Borrell, al termine del Consiglio Esteri. 

"Quando si dice operazione Sophia la gente in Italia pensa subito alla migrazione. Penso si debba fare un grande lavoro per spiegare chiaramente che il rilancio dell'operazione è orientato a rispondere ad una forte urgenza e necessità per il controllo del flusso di armi verso la Libia, ed è una conseguenza della dichiarazione di Berlino. Per questo parlo di rifocalizzazione dell'operazione", ha affermato l'Alto rappresentante dell'Ue Josep Borrell. "Per una parte della pubblica opinione in Italia l'operazione Sophia è legata al problema dei migranti e solo a quello. Nessuno ha in mente che l'operazione era stata pensata anche per controllare il flusso di armi verso la Libia. La pubblica opinione reagisce sulla base del concetto elementare", ha aggiunto.

In arrivo per il Consiglio Esteri dell'Ue, stamattina Borrell ha dichiarato che" la missione europea Sophia "dovrebbe essere fatta rivivere". "Ieri a Berlino è stata una buona giornata. Abbiamo creato un buono slancio. Dobbiamo usarlo per fare progressi verso una soluzione", ha detto Borrell. "Un cessate il fuoco richiede qualcuno che se ne occupi, e anche il controllo sull'embargo delle armi, ci sono varie possibilità. Vediamo cosa decidono i ministri", anche rispetto alla missione militare, ha affermato.

"La missione europea Sophia è stata distrutta, abbandonata sotto Salvini. Ma lui non c'è più" al governo in Italia. "Il Lussemburgo non ha navi, ma possiamo fornire aerei". Così il ministro degli Esteri Jean Asselborn. Quando sarà tornata "la calma vedremo se può essere istituita una missione di pace" in Libia, ma "ora non siamo a questo punto", ha commentato Asselborn.

Mentre per la ministra degli Esteri svedese Ann Linde è "Troppo presto" per parlare della partecipazione della Svezia ad una missione in Libia "ma se ci sarà una proposta in questo senso, la valuteremo e la discuteremo in Parlamento". 

"L'Ue è al lavoro per integrare l'accordo sul cessate il fuoco" raggiunto ieri a Berlino con il rispetto "dell'embargo sulle armi", per questo "a inizio febbraio si terrà a Berlino una nuova conferenza di aggiornamento" sulla situazione in Libia "a livello dei ministri degli Esteri". Lo ha detto il ministro tedesco Heiko Maas. "Il nostro obiettivo è stato raggiunto ma era solo il punto di partenza. Ora il grande problema è un armistizio completo e un processo politico che apra la strada a una pace duratura", ha aggiunto Maas.

"E' la prima volta che sento che l'Europa ha ripreso in mano le redini". Sulla crisi libica "i ministri degli Esteri europei hanno dato mandato all'Alto rappresentante dell'Ue di trovare delle soluzioni concrete nel più breve tempo possibile" per la salvaguardia del cessate il fuoco, che al momento è solo una tregua, e per il monitoraggio dell'embargo sulle armi. Così il capo della diplomazia francese francese, Jean-Yves Le Drian, lasciando il Consiglio Esteri Ue.

Borrell dovrebbe presentare una proposta per una missione europea di salvaguardia del cessate il fuoco in Libia, sotto l'egida delle Nazioni Unite, in occasione del prossimo Consiglio Affari esteri di febbraio. In quella sede dovrebbe presentare anche una proposta per rilanciare il mandato dell'operazione Sophia, per il monitoraggio dell'embargo sulle armi. Si apprende da fonti diplomatiche europee, a margine del Consiglio Esteri Ue, ancora in corso. Tuttavia le stesse fonti sottolineano che ancora non si può parlare di un vero e proprio cessate il fuoco in Libia, ma solo di una tregua, perché le due parti in conflitto, il tripolino Fayez Serraj e l'uomo forte della Cirenaica Khalifa Haftar, non hanno sottoscritto la dichiarazione della Conferenza di Berlino.

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