Rimpatrio dei figli dei foreign fighters, dibattito al Pe

Chinnici (Pd), Ue aiuti i minori a rientrare e a superare traumi

Redazione ANSA BRUXELLES

BRUXELLES - Il tema del rimpatrio dei figli dei foreign fighter trattenuti in Siria e in Iraq ed il loro possibile rientro nell'Unione europea è stato il tema al centro di uno scambio di vedute oggi al Parlamento Europeo. Al dibattito in commissione Libe hanno partecipato oltre agli europarlamentari anche il coordinatore europeo antiterrorismo Christiane Hoehn ed esponenti dell'Alto commissariato Onu per i diritti dell'uomo, dell'Ocam e di Save the Children.

"L'Unione Europea si impegni per garantire il rimpatrio dei minori figli di foreign fighter, si tratta spesso di bambini molto piccoli che non hanno colpe e sono essi stessi vittime di crimini commessi da adulti, e lo stesso vale per quelli un po' più grandi, la cui eventuale adesione a gruppi terroristici non può ritenersi libera bensì, al contrario, frutto di coercizione". E' quanto ha detto l'eurodeputata di Pd-S&D Caterina Chinnici, durante il dibattito. "È necessario - ha aggiunto - aiutare questi bambini a rientrare, a superare i traumi vissuti e a reinserirsi in società. Abbiamo il dovere di intervenire per restituire loro la fanciullezza di cui sono stati privati.

È compito innanzitutto dei singoli stati, ma l'Unione deve dare il proprio contributo, non può rimanere indifferente". Allo scambio di opinioni oltre al coordinatore antiterrorismo dell'Ue, Hoehn, anche Marie-Dominique Parent dell'ufficio europeo dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti dell'uomo, il direttore dell'Ocam (Organismo di coordinamento per l'analisi della minaccia) Paul Van Tigchelt e Jacqueline Hale, responsabile di Save the Children per le attività di sensibilizzazione dell'Ue. 

 

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