Bilancio Ue già divide, presidenza vuole taglio da 70 miliardi

Nel 2021-27 calerebbero i fondi per la coesione e le riforme

Redazione ANSA

BRUXELLES - Una sforbiciata da 60-70 miliardi che potrebbe avere conseguenze sia sulla politica di coesione (circa 25 miliardi) che sul nuovo strumento europeo per il supporto delle riforme strutturali (22 miliardi). Per il momento si tratta solo di un'ipotesi di lavoro per il bilancio Ue 2021-2027, ma lo scenario evocato dal governo finlandese, presidenza di turno del Consiglio Ue, ha già creato qualche malumore in vista del Consiglio europeo di metà ottobre, quando i leader tenteranno di trovare un accordo politico sul prossimo quadro finanziario.

Secondo quanto si apprende a Bruxelles, Helsinki starebbe sondando il terreno fra le cancellerie europee per proporre un bilancio pari all'1,06% del Reddito nazionale lordo dell'Ue a 27, meno dell'1,11% chiesto nel maggio scorso dalla Commissione europea. Una differenza apparentemente minima, che però si traduce in una sforbiciata da 60-70 miliardi rispetto ai 1.279,4 miliardi di euro ipotizzati dall'esecutivo comunitario (prezzi correnti) per il post 2020. Se così fosse, ci si avvicinerebbe sempre di più al taglio del 15% ai fondi strutturali contro cui si sono battuti per mesi gli enti territoriali europei che, coordinati dal Comitato europeo delle Regioni (CdR), hanno raccolto migliaia di firme a favore dell'Alleanza per la coesione. "Le città e le regioni sono gli attori chiave dell'attuazione degli impegni assunti per combattere la crisi climatica. Deve quindi essere chiaro a tutti che tagliare i fondi per la coesione significa in definitiva ridurre l'azione contro i cambianti del clima", ha ammonito il presidente del CdR, Karl-Heinz Lambertz.

Il Parlamento, oltre ad auspicare che l'Unione si doti di nuove risorse proprie, ha chiesto un bilancio pari all'1,3% del prodotto nazionale lordo (Rnl) europeo per non intaccare né i fondi per l'agricoltura né quelli per le regioni. L'1,11% messo sul tavolo dalla Commissione Ue rappresenta invece una sforbiciata del 10% sulla politica di coesione e del 15% sulla Politica agricola comune rispetto al 2014-2020. Un eventuale gioco al ribasso dei Paesi membri potrebbe quindi complicare ancora di più i negoziati. Il tetto massimo dell'1% è quanto chiedono da tempo Austria, Danimarca, Paesi bassi e Svezia. A questi potrebbe aggiungersi anche la Germania, cui spetterà la presidenza di turno del Consiglio nell'ultimo semestre del 2020. Toccherà quindi a Berlino distribuire le carte della complicata partita a poker che potrebbe prolungarsi fino all'ultimo minuto disponibile.

 

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