Brexit: negoziato al via ma pesa incertezza politica Gb

Tra inglesi cresce voglia per uscita soft e referendum-bis

Redazione ANSA BRUXELLES

BRUXELLES - A quasi un anno dal voto in favore della Brexit, prendono finalmente il via i negoziati ufficiali tra Ue e Regno Unito per tracciare il percorso che porterà Londra fuori dall'Unione. Ma la strada da percorre appare tutta in salita, ricca di ostacoli e particolarmente accidentata a causa dell'incertezza politica che ancora regna sovrana a Downing Street e dintorni. L'appuntamento è fissato per questa mattina. Nel palazzo Berlaymont, il quartier generale della Commissione Ue, il capo negoziatore europeo Michel Barnier e la sua controparte, David Davis, daranno il via a una trattativa che non ha precedenti perchè mai, finora, un Paese aveva chiesto di lasciare l'Unione.

Sul tavolo da subito due questioni tanto importanti quanto delicate. L'Ue vuole avere garanzie sul futuro trattamento dei suoi cittadini residenti oltre-Manica. Ma chiede anche a Londra di onorare gli impegni economico-finanziari presi, almeno fino a quando non si staccherà dal consesso comunitario. E questo per non cadere ostaggio di una infinita battaglia sul bilancio comunitario che avrebbe importanti ripercussioni anche nei rapporti tra i 27. Per la Gran Bretagna il conto rischia di essere assai salato, sia in termini finanziari che politici. Nelle scorse settimane si è parlato di circa 100 miliardi di euro di impegni da onorare. Ed anche se la fattura finale dovesse scendere a 40 miliardi, come prospettato da alcuni osservatori conti alla mano, per qualsiasi formazione politica inglese sarà assai difficile spiegare, e soprattutto far digerire all'opinione pubblica, un costo così elevato. Specie dopo una campagna di comunicazione che per anni ha battuto solo sul tasto dei vantaggi che il Regno Unito avrebbe avuto dalla Brexit. Per Londra non sarà quindi affatto facile uscirne bene.

Rispetto a un anno fa, quando l'Ue sembrava essere sul punto della disgregazione sull'onda di un populismo dilagante, c'è stata una netta inversione di tendenza. L'asse Parigi-Berlino è tornato a essere il motore dell'integrazione europea e progettare ulteriori passi avanti nella costruzione di un'Europa - e soprattutto di un'Eurozona - più coesa non è più un tabù. Resta ora da vedere come Theresa May, più debole che mai, potrà giocare una partita da cui dipende non solo la sua carriera politica, ma un'economia ormai basata in gran parte su servizi che, se perderanno il 'passaporto' Ue, dovranno rinunciare a un mercato di oltre 400 milioni di persone. Intanto da Londra arrivano indicazioni secondo le quali negli inglesi cresce la voglia d'una Brexit "soft". Non solo, secondo una rilevazione aggiornata citata dal Mail on Sunday ci sarebbe anche un capovolgimento di percentuali sull'auspicio di un ipotetico secondo referendum, fra due anni, sull'esito finale del negoziato con Bruxelles.

 

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