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Migranti: Ue, possibili sanzioni per chi non fa i ricollocamenti

I ricollocamenti sono necessari, serve l'impegno di tutti gli Stati

08 febbraio, 19:04
Frans Timmermans Frans Timmermans
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"Italia e Grecia devono poter contare sulla solidarietà degli altri Paesi Ue". Così il vicepresidente della Commissione Ue Frans Timmermans al termine del collegio dei commissari. "I ricollocamenti sono necessari - afferma - serve l'impegno di tutti gli Stati membri, il controllo delle frontiere da solo non basta".

Da marzo la Commissione europea non esclude la possibilità di pensare a possibili procedure di infrazione per gli Stati che non effettueranno i previsti ricollocamenti. "In questa fase preferiamo fare pressione politica - spiega Timmermans - marzo sarà il momento per considerare passi ulteriori. È ingiusto lasciare tutto il peso su Italia e Grecia".

Sul tema dei ricollocamenti "ci dovrebbe essere più pressione tra uno Stato e l'altro. Tutti guardano alla Commissione europea e questo va bene ma allo stesso tempo ci dovrebbe essere più pressione tra gli Stati membri perché ciascuno faccia la sua parte". "Ci dovrebbe essere più responsabilità collettiva - afferma Timmermans - verso quello che abbiamo deciso e che dobbiamo fare".

Il ricorso a sanzioni, tecnicamente possibili, sarà valutato dopo il prossimo rapporto della Commissione sui progressi fatti in termini di ricollocamenti, che sarà appunto diffuso a marzo.

Oggi la Commissione ha adottato il suo nono rapporto. Dall'8 dicembre 2016, gli Stati membri hanno incrementato i loro sforzi per i ricollocamenti ma "sono necessari sforzi ulteriori - si legge - per raggiungere gli obiettivi fissati dalla Commissione di 1.000 ricollocamenti al mese dall'Italia e 2.000 dalla Grecia". Ad oggi il numero totale di ricollocamenti è di 11.966.

"I mesi scorsi hanno visto progressi importanti - afferma il commissario alle migrazioni Dimitris Avramopoulos - ma bisogna fare di più e più in fretta. Fare tutti i ricollocamenti da Italia e Grecia è possibile ma servono volontà politica, impegno e perseveranza di tutti gli Stati membri".


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