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Caso Zaman imbarazza Ue, Turchia rispetti libertà stampa

Hollande, vigilare. Ma Ankara vuole accelerare adesione

07 marzo, 22:09
Caso Zaman imbarazza Ue, Turchia rispetti libertà stampa Caso Zaman imbarazza Ue, Turchia rispetti libertà stampa

BRUXELLES - Chiusura della frontiera per i migranti che fuggono da guerra e povertà, in cambio di altri 3 miliardi di euro, della liberalizzazione dei visti entro giugno e di una netta accelerazione nel processo di adesione all'Unione europea: è la proposta che la Turchia, ignorando l'ondata di proteste per il caso Zaman, mette sul tavolo del vertice straordinario a Bruxelles. Ma l'ennesimo giro di vite di Ankara contro la libertà di stampa imbarazza i 28. Quello di oggi è il secondo summit nel giro di tre mesi e questo "dimostra quanto è indispensabile la Turchia per l'Ue e l'Ue per la Turchia", secondo il capo del governo di Recep Tayyip Erdogan che scandisce: "La Turchia è pronta ad essere un membro dell'Ue, e spero che questo vertice, che non si focalizzerà solo sull'immigrazione irregolare ma anche sull'adesione della Turchia all'Ue, sia un successo ed un punto di svolta nelle nostre relazioni".

 

Angela Merkel, che ha disperato bisogno di fermare il flusso di rifugiati e che nella notte prima del summit ha trattato il pacchetto di proposte per sei ore direttamente con Davutoglu e l'olandese Mark Rutte presidente di turno Ue, tradisce l'imbarazzo e arrivando al Consiglio non tocca il tema delle libertà violate da Ankara. Solo nel pomeriggio, da Berlino, il portavoce sostiene che "la libertà di stampa per il governo ha una grande importanza ed è tema ricorrente in ogni incontro con esponenti turchi".

 

Arrivando al vertice, Francois Hollande invece afferma che "cooperare con la Turchia non vuol dire che accettiamo tutto, dobbiamo essere vigili" perché "la stampa deve essere libera come in tutti i Paesi e anche in Turchia". Matteo Renzi pone l'ultimatum: o nelle conclusioni del vertice europeo ci sia un riferimento alle libertà di stampa o l'Italia non le approva. E attorno al tavolo anche Cameron ed il belga Michel esprimono "preoccupazioni".

 

La linea di non compiacenza la chiede anche l'alto rappresentante Federica Mogherini: "In quanto paese candidato, la Turchia deve rispettare gli standard più alti per quanto riguarda democrazia, e libertà fondamentali, a cominciare da quelle di espressione e associazione". Ed il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz denuncia il "tentativo di legare la crisi dei migranti al processo di adesione della Turchia alla Ue". L'accelerazione "non può essere la precondizione per trovare soluzioni rapide nella crisi dei rifugiati".

 

Ma a mettere insieme la crisi dei rifugiati e l'apertura della porta ad una candidatura che la Ue - che dopo 50 anni di rapporti privilegiati - continua a tenere in stand by dal 2005, è proprio Davutoglu. La proposta è sul tavolo, spiega, per affrontare la crisi dei rifugiati, combattere il business degli scafisti, ma anche per "rafforzare i legami tra la Ue e la Turchia". Uno scambio politicamente difficile da digerire.

 


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