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Allarme import acciaio da Cina, Italia 'chiama' Ue

Asse 7 Paesi. Ue, preoccupazioni condivise. 15 Conferenza e marcia

09 febbraio, 12:12
Allarme import acciaio da Cina, Italia 'chiama' Ue Allarme import acciaio da Cina, Italia 'chiama' Ue

BRUXELLES - Sale la tensione sulla sorte del settore siderurgico in Europa, e l'Italia, che deve difendere l'Ilva, insieme ad altri sei Paesi aumenta la pressione su Bruxelles per cercare di bloccare il tracollo di cui la Cina, con le sue esportazioni di massa sottocosto, viene ritenuta responsabile. A spingere è la stessa industria, e non solo dell'acciaio, su cui pende la spada di Damocle della concessione a fine anno dello status di economia di mercato a Pechino e che implica la fine dei dazi antidumping. E che per questo lunedì prossimo annuncia una grande marcia di protesta a Bruxelles, in concomitanza con la Conferenza di alto livello sull'acciaio convocata dalla Commissione Ue, la quale assicura di "condividere" le preoccupazioni del settore.

 

"L'Ue non può restare passiva quando perdite crescenti di posti di lavoro e chiusure di acciaierie dimostrano che c'è un rischio di collasso significativo e imminente nel settore dell'acciaio". E' un allarme senza giri di parole quello lanciato nella lettera inviata alla Commissione Ue dal ministro per lo sviluppo economico Federica Guidi insieme ai colleghi di Francia, Germania, Gran Bretagna, Belgio, Lussemburgo, a cui si è aggiunta la Polonia. La richiesta dei 7 ministri indirizzata al vicepresidente dell'esecutivo comunitario Jyrki Katainen e ai commissari Elzbieta Bienkowska e Cecilia Malmstroem, è fare un "uso pieno e puntuale dell'intera gamma di strumenti" a disposizione della politica commerciale Ue, per evitare di "aspettare che i danni" all'industria siderurgica europea "a causa di pratiche scorrette diventino irreversibili".

 

In particolare, accelerazione sui casi antidumping pendenti, aperture d'ufficio di indagini, aggiornamento degli strumenti di difesa commerciale, attuazione delle misure a sostegno delle industrie energivore e per lo sviluppo delle tecnologie 'low carbon'. "Un'analisi condivisa" della situazione, anzi, "punti che già noi abbiamo sollevato" e su cui è al lavoro da tempo, assicura la Commissione, che ricorda i 15 dazi contro l'acciaio cinese già in vigore e 3 nuovi casi che saranno aperti "presto", oltre a una proposta di aggiornamento degli strumenti di difesa commerciale del 2013 ma che da allora è bloccata al Consiglio per l'opposizione degli stessi stati membri. Senza contare le misure per le industrie energivore e le varie iniziative Ue, dal Piano Juncker a Horizon 2020 per investimenti e sviluppo di nuove tecnologie. E, anche la lettera della scorsa settimana inviata dalla stessa Malmstroem a Pechino per invitarla ad agire rapidamente per risolvere il nodo chiave, la sovraccapacità produttiva cinese che ha avuto come conseguenza l'inondazione del mercato europeo di prodotti in acciaio che fatto crollare i prezzi del 40% in meno di un anno.

 

Le parole di Bruxelles però non sembrano accontentare nemmeno l'industria europea, che tramite Aegis ha organizzato insieme ad Eurofer una "grande marcia" lunedì prossimo, a cui prenderà parte anche una delegazione di Federacciai, proprio in concomitanza con la Conferenza di alto livello sull'acciaio convocata dalla Commissione. Obiettivo: mettere in guardia dalla concessione alla Cina dello status di economia di mercato, su cui la Commissione dovrà decidere a dicembre. Secondo le stime di Aegis, sono a rischio fino a 3,5milioni di posti di lavoro in Ue, anche se uno studio di Bruxelles parla di soli 211mila. L'Italia è finora il paese con più occupati, oltre 66mila, nei settori 'protetti' dai dazi antidumping Ue.

 


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