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Scontro Juncker-Renzi, alta tensione sulla flessibilità

'Basta offendere la Commissione'. La replica: 'Non ci intimidisce'

15 gennaio, 21:49
Renzi e Juncker Renzi e Juncker

BUXELLES - "Un clima che non è dei migliori", l'ha eufemisticamente definito il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker. O piuttosto una tempesta perfetta nei rapporti tra Italia e Bruxelles, con la delicata partita sulla flessibilità finita sotto la neve che nelle ultime ore ha sferzato i palazzi Ue, gelando la comunicazione con Roma.

 

"Non ci facciamo intimidire, l'Italia merita rispetto", ha tuonato il premier Matteo Renzi al durissimo e irrituale attacco scagliato da Juncker, che gli ha rimproverato di "vilipendere la Commissione a ogni occasione". A poco sono valsi i tentativi di contenere i toni del ministro dell'economia Pier Carlo Padoan, che ha assicurato non esserci "nessuna volontà di offesa", dell'Alto rappresentante Ue Federica Mogherini, e le puntualizzazioni degli eurodeputati Pd guidati da Gianni Pittella sull' "atteggiamento costruttivo" e non da "sfasciacarrozze" del governo.

 

"L'Italia ha fatto le riforme e quindi il tempo in cui si poteva telecomandare la linea da Bruxelles a Roma è finito", ha contrattaccato Renzi in un'intervista al Tg5, "è finito il tempo in cui si andava con il cappello in mano". E "la flessibilità l'ha introdotta Bruxelles dopo che in modo molto molto molto insistito l'Italia l'ha chiesta", ha battuto i pugni il premier, ricordando che Juncker è stato eletto "sulla base di un accordo politico che comprendeva la flessibilità". Quindi "non abbiamo attaccato Bruxelles né la Commissione, ma vogliamo che l'Italia sia rispettata". Il messaggio è chiaro: "l'Italia non ha bisogno di essere salvata da nessuno".

 

"Esito sempre a esprimermi con lo stesso vigore con cui Renzi si rivolge a me, perché non aggiusta sempre le cose", lo ha messo in guardia Juncker. Scandendo con aplomb 'lussemburghese' di "non essere ingenuo", e di tenere il "rancore" nelle "tasche" per gli attacchi a gamba tesa degli ultimi mesi e lo 'show-down' all'ultimo vertice Ue di dicembre. "Non vedo perché lo faccia", ha sottolineato il presidente della Commissione, in quanto senza la sua sponda mai sarebbe arrivata la flessibilità, introdotta "contro la volontà" della Germania. Qui l'affondo finale: "Sono stato molto sorpreso che alla fine del semestre di presidenza italiana Renzi abbia detto davanti al Parlamento europeo che è stato lui ad averla introdotta, perché sono stato io", e "su questo", ha sottolineato, "voglio ci si attenga alla realtà".

 

La precisazione sulla controversa questione è arrivata da Padoan: "E' evidente che è stata la Commissione Ue a introdurla con la comunicazione sulla flessibilità, ma ricordo che si è arrivati là con il dibattito che è stato sviluppato durante il semestre di presidenza italiana". Puntini sulle 'i' messi anche su quella che Juncker ritiene una "riserva stupefacente" sui 3 miliardi alla Turchia per i profughi siriani, "una questione di credibilità per l'Ue": l'Italia, ha detto Padoan, "non blocca niente ma quello che consideriamo da chiarire è se ancora c'è spazio dal budget europeo" per evitare il contributo dei 28.

 

"E' stupido creare divisioni all'interno dell'Europa", anche perché "l'Italia ha bisogno dell'Europa come l'Europa ha bisogno dell'Italia", ha cercato di fare da paciere in un difficile esercizio di equilibrismo la Mogherini, ricordando che "sono tante le cose che Italia ed Europa hanno fatto insieme in questo primo anno di Commissione Juncker". A partire proprio "dall'introduzione delle regole sulla flessibilità". Subito sono fioccate le critiche dell'opposizione. "Renzi se l'è meritato", ha attaccato il presidente dei deputati Fi Renato Brunetta, "usa l'Europa per risolvere i suoi problemi personali qui in Italia". "Due facce (di bronzo) della stessa medaglia", ha liquidato il segretario della Lega Matteo Salvini. Juncker ha promesso una visita a Roma a fine febbraio per "risolvere la questione con i nostri amici italiani". Ma l'esile ramoscello di ulivo rischia di gelare, se non si placa la tempesta.

 


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