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Via unico italiano gabinetto Juncker. Gozi, "inaccettabile"

Questione di opportunità, fatto non facilita rapporti Ue-Italia

05 gennaio, 17:28
Sandro Gozi Sandro Gozi

BRUXELLES - L'unico italiano presente nel gabinetto di Jean Claude Juncker, l'esperto giuridico Carlo Zadra, si è dimesso dopo una serie di contrasti col capo di gabinetto Martin Selmayr, culminati con l'attribuzione delle deleghe di Zadra a un britannico. Un fatto "inaccettabile", lo ha definito il sottosegretario Sandro Gozi parlando con l'ANSA.

 

L'Italia ha chiesto con forza che la "casella" nell'esecutivo Ue resti italiana: "Iniziare il 2016 senza un italiano non faciliterebbe certo i rapporti con l'Italia". "Carlo Zadra è un ottimo funzionario, che conosco dai tempi in cui era al gabinetto Reding e con cui ho sempre lavorato molto bene" afferma il sottosegretario per gli affari europei, che già ieri è intervenuto direttamente per evitare che non ci sia alcuna presenza italiana nel gabinetto del presidente della Commissione europea, crocevia di tutte le decisioni dell'esecutivo di Bruxelles.

 

"Per noi è essenziale che un membro di nazionalità italiana sia nel gabinetto Juncker", afferma Gozi specificando di aver "già fatto ieri questa richiesta al capo di gabinetto, Martin Selmayer". "Juncker - conclude Gozi - non ha nessun obbligo giuridico di avere determinate nazionalità nel suo gabinetto. Ma iniziare il 2016 senza un italiano non faciliterebbe certo i rapporti con l'Italia. Ancora una volta è una questione di opportunità politica".

 

Le dimissioni di Zadra, che aveva - tra l'altro - le deleghe su migrazioni, giustizia e affari interni, sono maturate dopo una serie di scontri cominciati già all'inizio del 2015, caratterizzati dai "modi dispotici" di Selmayr. Ma a far maturare la decisione del funzionario italiano è stata la scelta del potente capo (tedesco) del gabinetto Juncker di nominare il britannico Michael Shotter "esperto giuridico senior" affidandogli il "coordinamento strategico" sulle materie già delegate a Zadra. La nomina è stata fatta poco prima di Natale, dopo il duro confronto tra il premier Matteo Renzi e la cancelliera Angela Merkel nel Consiglio europeo del 17 e 18 dicembre.

 

La scelta dei 13 membri del gabinetto del presidente non deve giuridicamente rispettare criteri di provenienza, perché i funzionari sono formalmente indipendenti dai paesi di origine.

 


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