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Diffamazione: Consiglio d’Europa richiama di nuovo Italia

Parlamento riprenda esame legge per depenalizzare reato

20 gennaio, 15:57
La sede del Consiglio d'Europa a Strasburgo. La sede del Consiglio d'Europa a Strasburgo.

STRASBURGO - Il Parlamento italiano deve riprendere il processo di modifica della legge sulla diffamazione in modo da depenalizzare il reato e portare la legislazione in linea con quanto stabilito dagli standard del Consiglio d'Europa. A chiederlo è l'assemblea parlamentare dell'organizzazione paneuropea nel rapporto sulla protezione della libertà di stampa che verrà discusso e votato martedì prossimo a Strasburgo nel corso della sessione plenaria.

 

Nel richiamo all'Italia l'assemblea ricorda che la richiesta di cambiare la legge sulla diffamazione è stata rivolta per la prima volta a Roma in un rapporto votato nel 2007. E specifica che le modifiche devono essere introdotte sulla base di quanto richiesto dalla commissione di Venezia, l'organo di esperti costituzionali del Consiglio d'Europa, nel dicembre 2013. In quell'occasione la commissione di Venezia aveva osservato che "il disegno di legge in discussione in Parlamento rappresenta indubbiamente uno sforzo per migliorare" la legislazione. Ma aveva anche sottolineato la necessità di introdurre ulteriori modifiche, in particolare per rendere "più esplicito il requisito di proporzionalità tra le sanzioni pecuniarie e le condizioni economiche del giornalista come criterio di valutazione dei danni da versare al diffamato".

 

Inoltre, secondo lo stesso organismo, i criteri di verità della notizia, interesse pubblico e responsabilità del giornalista, dovrebbero essere inseriti esplicitamente nell'articolo 595 del codice penale, che attualmente non prevede che una notizia debba essere falsa o inaccurata perché vi sia diffamazione. Anche secondo la Corte europea dei diritti umani la legge italiana rappresenta una violazione dei diritti dei giornalisti. Una posizione sancita nel settembre 2013, quando la Corte ha censurato l'Italia per aver violato i diritti di Maurizio Belpietro condannandolo al carcere.

 


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