di Redazione ANSA

La Venaria Reale, dall’abbandono allo splendore

Capolavoro dell’architettura barocca, la Reggia di Venaria ha conosciuto due secoli di abbandono, prima di diventare il più grande cantiere culturale europeo, grazie a un progetto finanziato dall'Ue. Dieci anni di lavori hanno riportato la residenza sabauda al suo splendore, facendone un esempio virtuoso di impiego di risorse comunitarie e, ora, anche di gestione di un bene comune.

E’ difficile immaginarlo oggi, trovandosi di fronte a una delle meraviglie del barocco italiano, centro di produzione culturale da un milione di visitatori l’anno, ma la Reggia di Venaria ha conosciuto una stagione di abbandono durata quasi due secoli, rischiando perfino la demolizione negli anni Settanta.

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Com’era prima

La straordinaria opera di recupero di questo complesso architettonico ha dato luogo al più importante cantiere culturale in Europa, con 800 persone al lavoro per dieci anni, 100 progettisti e 80 tecnici di settore coinvolti in un investimento complessivo da 200 milioni di euro, sostenuto in gran parte dall’Ue. 

“Il ruolo dell’Europa è stato essenziale per la rinascita della Venaria Reale, come il clima di concordia istituzionale, non solo politico ma anche sociale, che ha accompagnato il progetto”, ricorda Alberto Vanelli, che ha diretto il Consorzio La Venaria Reale (oggi Consorzio Residenze Reali Sabaude, guidato da Mario Turetta) durante l’intero progetto di restauro e la riapertura, nel 2007. A dare il via ai cantieri, nel 1997, erano stati il ministero dei Beni Culturali e la Regione Piemonte, con il sostegno dell’Unione europea e del Ministero dell’Economia e la collaborazione della Provincia di Torino, del Comune di Venaria e di Torino.


La rinascita della Venaria Reale


Una reggia per il popolo

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Terminato il recupero, che restituisce al pubblico alcune delle massime espressioni artistiche dei Secoli XVI e XVII, la sfida è far vivere gli 80mila metri quadrati di edificio monumentale con i suoi giardini. "Dopo diverse ipotesi, l’idea vincente è stata quella di trasformare un luogo in origine riservato alla corte in una ‘Reggia per il popolo’", spiega Vanelli. Ai tre percorsi di visita sulla storia della dimora sabauda si decide quindi di affiancare un ricco calendario di mostre ed eventi: la Reggia si apre al teatro e alla fotografia, alla musica e alla moda, alla gastronomia e perfino allo sport. Solo nel 2018 saranno esposte le fotografie di Salgado e di Massimo Listri, le opere degli ebanisti alla corte dei Savoia, i capolavori di Tiziano e Van Dyck, gli strumenti musicali suonati da Paganini e Pugnani. Ci sarà una mostra sulla raffigurazione del cane nell’arte occidentale e una dedicata ad Ercole, in occasione del restauro della fontana monumentale.


Visitatori illustri

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“Ciò che è grandioso qui è che non si tratta solo di un antico palazzo con i suoi giardini, ma di qualcosa che è stato rinnovato con uno spirito incredibilmente moderno”, ha detto della Reggia il grande fotografo Peter Lindbergh, che qui ha esposto i suoi scatti a fine 2017. “E’ uno spazio immerso nella luce”, dice Brian Eno, che ha ideato la sonorizzazione della Galleria di Diana, capolavoro Juvarriano. Peter Greenaway, regista che ha ridato vita ai personaggi di corte nell’itinerario di visita ‘Ripopolare la Reggia’ ha commentato: “E’ un luogo straordinario, per me è davvero stimolante cimentarmi con questo ambiente”. E un “posto magico, tra i più belli al mondo” l’ha definita il fotografo Steve McCurry, anche lui protagonista con una personale che ha raggiunto 170mila presenze.


Un milione di visitatori all’anno

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La residenza sabauda è entrata nella ‘top ten’ dei siti turistici di maggior richiamo in Italia. “Il successo di pubblico, insieme a un modello virtuoso di gestione, che include anche i servizi commerciali come i parcheggi e bookshop – spiega Gianbeppe Colombano, direttore responsabile dell’area Fruizione e Sviluppo culturale – fanno sì che la Reggia sostenga il suo bilancio per il 50% con risorse proprie”.
Il cantiere rimane aperto: “I progetti sul tavolo sono molti – conclude Colombano – Per esempio rimane da allestire l’area degli Appartamenti dei Paggi, sopra la Citroniera. In uno spazio di duemila metri quadrati vorremmo creare il quarto itinerario di visita, dedicato ai ‘Costruttori di bellezza’, i mestieri dell’arte del Seicento”. Sarà l’ennesimo tesoro da scoprire alla Reggia di Venaria".


Una Reggia green

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Il Progetto La Venaria Reale costituisce ad oggi il più importante progetto europeo per il restauro e la valorizzazione di un bene culturale del suo territorio.
Tra i numerosi interventi finanziati con i fondi FESR, ci sono la riqualificazione di parti del complesso architettonico, dei giardini e l’allestimento degli spazi museali, oltre a parcheggi e servizi per l’accessibilità. Sono stati sistemati viali e ricostruiti gli orti, allestita la Scuderia Juvarriana che oggi ospita l’ultima peota lusoria dei Savoia (l'unico piccolo Bucintoro veneziano esistente al mondo) e costruito il Fantacasino, edificio in legno che ricorda gli antichi luoghi di loisir dei parchi reali.
Si è pensato però anche a ridurre le spese di gestione: “In armonia con l’anima verde della Reggia abbiamo avviato un progetto per il contenimento energetico, curato dall’Ingegner Giorgio Ruffino - spiega Gianbeppe Colombano, direttore responsabile dell’area Fruizione e Sviluppo culturale – L’intero impianto di illuminazione è stato dotato di lampade a led, sono stati ammodernati gli impianti termici ed elettrici per ridurre i consumi. Abbiamo installato un impianto di cogenerazione da 900 Kwt elettrici e 1062 kw termici che ci permette non solo di produrre energia per i consumi della Reggia ma anche di reimmetterne in rete, risparmiando l’equivalente di 1900 tonnellate di Co2 l’anno”. A questa piccola rivoluzione verde l’Unione europea ha destinato quasi un milione di euro dal 2013 al 2015.