di Redazione ANSA

Dieci anni per avere un’Europa più sostenibile

Gli obiettivi di sviluppo delle Nazioni unite per il 2030 stanno diventando la nuova bussola delle politiche europee, a partire da quella di coesione

Avere un mondo più sostenibile dal punto di vista economico, sociale e ambientale entro il 2030. A questo ambizioso fine puntano i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni unite (Sdg), che stanno diventando il faro delle scelte politiche europee per i prossimi anni. In mancanza di un vero documento programmatico simile a ‘Europa 2020’, gli obiettivi dell’Onu hanno portato la Commissione Ue a effettuare una riflessione sul prossimo futuro e pubblicare nel gennaio scorso il documento ‘Verso un’Europa sostenibile entro il 2030’. Alcune regioni, istituzioni e gruppi politici europei vorrebbero che gli Sdg orientassero anche le scelte della politica di coesione per il prossimo settennato 2021-2027.

Come nascono gli obiettivi delle Nazioni Unite

Obiettivi di sviluppo sostenibile dell'Onu - fonte: Onu

Porre fine alla povertà estrema in tutte le sue forme, dare un’educazione di qualità a ogni bambino, adottare un sistema di produzione e consumo responsabile. Sono solo alcuni dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable development goals – Sdg) che sono stati adottati dall’Assemblea generale delle Nazioni unite nel settembre 2015 per orientare l’agenda politica mondiale che guarda al 2030. Alla base di tali obiettivi c’è la constatazione che la fine della povertà e di altre situazioni di privazione debbano andare di pari passo con il miglioramento dei sistemi sanitari e scolastici dei vari Paesi, ma anche con azioni per combattere il cambiamento climatico e preservare l’integrità del territorio.

Da qualche tempo a questa parte, gli Sdg stanno acquistando sempre più spazio all’interno dell’agenda politica europea, per fare in modo che non restino lettera morta ma si trasformino in un reale cambiamento per i cittadini. Fra i principali promotori di tale strategia ci sono il Parlamento Ue, il Partito socialista europeo, il Comitato economico e sociale europeo, e il Comitato europeo delle Regioni, che ha recentemente adottato un’opinione sul tema e promosso uno studio sull’impatto degli enti territoriali nel raggiungimento degli obiettivi.


Lo sviluppo sostenibile e la politica di coesione

Lo sviluppo sostenibile e la politica di coesione

Fra i gruppi politici europei, quello socialista sta diventando il principale promotore dell’uso degli Sdg come bussola per le politiche europee del futuro, a partire da quella di coesione. L’occasione per farlo sono i negoziati in corso in questi mesi per definire il prossimo bilancio pluriennale dell’Unione, che coprirà il settennato 2021-2027. Il quadro finanziario attuale, 2014-2020, era stato guidato dalla strategia ‘Europa 2020’, che ne aveva orientato le voci di spesa garantendo un quadro coerente. In assenza di un documento simile che guarda al 2030, tale ruolo potrebbe essere ricoperto proprio dagli obiettivi Onu e da quelli dell’accordo di Parigi sul clima, evitando così l’inutile proliferazione di nuove strategie a livello mondiale.

All’interno del suo documento di riflessione ‘Verso un’Europa sostenibile entro il 2030’, la Commissione Ue ha proposto tre alternative, la più ambiziosa delle quali prevede che gli Sdg guidino ogni azione dell’Unione e dei suoi Stati nel prossimo decennio, definendo una serie di target concreti e misurabili. Una proposta che ha trovato l’appoggio anche del Parlamento europeo, che nel marzo scorso ha approvato una risoluzione in questo senso. Toccherà ora ai Paesi dell'Ue decidere se raccogliere o meno l’appello per un futuro più sostenibile.


Il pressing di città e regioni europee

Il pressing di città e regioni europee

Il 65% dei 169 sotto-obiettivi dei 17 Sdg richiede il coinvolgimento di regioni e città in azioni di attuazione e monitoraggio. Inoltre, secondo un sondaggio realizzato fra le autorità territoriali e gli stakeholder dal Comitato europeo delle Regioni e dall’Ocse, quasi due terzi degli enti locali europei stanno lavorando attivamente per raggiungere gli Sdg. Dalla consultazione, che ha raccolto circa 400 contributi fra dicembre 2018 e febbraio 2019, risulta che il 59% dei partecipanti ha familiarità con le tematiche degli Sdg e si sta adoperando per raggiungerli. Tuttavia, emerge anche una grande differenza tra realtà urbane e rurali. La percentuale di chi sta lavorando sul futuro sostenibile sale infatti fino all'80% se si considerano solo le regioni e le città con più di 50mila abitanti, mentre cala al 37% se si stringe lo sguardo sui piccoli comuni. Va sottolineato poi che il 90% dei partecipanti al sondaggio è favorevole all'introduzione di un legame stretto fra gli Sdg e tutte le politiche Ue, in modo da avere un coordinamento fra le azioni sulle diverse tematiche.

Proprio in questo senso va anche il parere approvato a giugno dalla plenaria del CdR. In esso si chiede un coinvolgimento pieno dei territori nelle politiche per il raggiungimento degli Sdg, che devono diventare una “priorità” per l’agenda politica di Commissione europea e Consiglio europeo.

"Se l'Ue vuole dimostrare che prende sul serio le questioni dell'equità e dei cambiamenti climatici, la sostenibilità deve essere più di una nota a piè di pagina, deve essere invece la nostra bussola per il prossimo decennio”, ha dichiarato il presidente del CdR, Karl-Heinz Lambertz. “Sebbene ci si debba rammaricare che gli Stati membri dell'Ue non abbiano avuto il coraggio politico d'impegnarsi pienamente nei confronti degli obiettivi di sviluppo sostenibile 2030, il nostro Comitato continuerà a insistere sul fatto che non vi sono alternative: dobbiamo costruire un'Ue sostenibile lavorando in partenariato con le sue regioni e le sue città", ha insistito Lambertz.

Nella consapevolezza che gli Sdg sono universali e devono essere terreno di lavoro anche per i Paesi sull’altra sponda del bacino Mediterraneo, la pressione degli enti locali sui governi ha travalicato anche i confini europei. Il tema è stato infatti al centro dell’ultima riunione del board esecutivo dell’Assemblea regionale e locale euromediterranea (Arlem), che si è svolta il 30 giugno a Ramallah, in Palestina.