Europee: Tajani, fronte populista non sarà determinante

'Ppe vuole essere centrale anche nella prossima legislatura'

Redazione ANSA HELSINKI

HELSINKI - "Alle prossime elezioni europee il Ppe sarà determinante e centrale, lo schieramento populista, su 751 parlamentari ne avrà forse 190-200, quindi non sarà determinante per le sorti dell'Europa, poi staremo a vedere". Parola di Antonio Tajani oggi a Helsinki al Congresso del Ppe. "Intanto noi vogliamo vincere queste elezioni, il Congresso serve per preparare il terreno per una campagna elettorale che serva a dare dei segnali forti per cambiare l'Europa. Il Parlamento europeo deve essere protagonista per ridurre le distanze con la gente, non con le chiacchiere non con la propaganda, i populisti parlano molto ma non dimostrano di sapere risolvere i problemi".

"La nostra delegazione di Forza Italia sarà protagonista durante il dibattito" al congresso del Ppe, ha affermato inoltre il presidente del Parlamento europeo. "Abbiamo dato indicazione precisa per il candidato, voteremo per Manfred Weber" perché "ci sentiamo garantiti dalla sua posizione sia per quanto riguarda i temi del lavoro, dell'identità e dei valori dell'Unione" ma anche sulla "battaglia del copyright e del diritto d'autore e delle politiche della giustizia a livello europeo", precisa Tajani. Lo sfidante di Weber "Stubb è un amico - conclude - ma la scelta è caduta su Weber". 

"Il Ppe vuole essere centrale anche nella prossima legislatura, miriamo ad avere il presidente della Commissione europea e, perché no, anche quello del Parlamento europeo, ma sui contenuti importanti vogliamo cambiare questa Europa che così non va", ha spiegato sempre Tajani al suo ingresso al Congresso dei Popolari europei ad Helsinki. "Intanto vogliamo un Parlamento europeo che conti di più e abbia iniziativa legislativa, vogliamo una Commissione europea che sia protagonista della politica" dunque "vogliamo più politica e meno burocrazia, puntando innanzitutto sul lavoro" dove "serve una forte spinta dell'Europa per risolvere la disoccupazione, la crescita e la politica industriale". Poi c'è il tema delle migrazioni che "non può essere governata soltanto da un Paese" e "richiede una strategia globale". Infine il tema dell'identità. "Noi siamo europei, vogliamo essere europei. Più si è forti nell'identità quindi le radici cristiane dell'Europa, più ci si può confrontare con gli altri".

 

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