Nuove indicazioni morte cellule tumorali

Due studi ateneo Ferrara su Nature. Al centro recettore IP3R3

(ANSA) - FERRARA, 15 GIU - Nuove indicazioni su come uccidere le cellule tumorali. Arrivano da due studi condotti dall'Università di Ferrara e pubblicati sulla rivista 'Nature'.
    Al centro delle ricerche - spiega una nota - l'identificazione "dell'IP3R3, un recettore che coordina la trasmissione dello ione calcio tra due importanti strutture intracellulari: il reticolo endoplasmatico, la riserva dello ione calcio, e i mitocondri, le centrali energetiche delle cellule". I due studi, pubblicati sull'ultimo numero della rivista inglese, sono coordinati dal professor Paolo Pinton.
    "Da sempre nel laboratorio del professor Pinton, grazie anche al sostegno di diversi finanziamenti Airc - prosegue la nota - si studia il ruolo di questo secondo messaggero in svariati processi cellulari. Il corretto flusso di calcio è indispensabile per uccidere cellule pericolose per l'organismo.
    In varie forme tumorali questo meccanismo è stato dimostrato essere alterato, ed è uno dei motivi che causano il fallimento di alcune terapie chemioterapiche".
    Queste ricerche, frutto di collaborazioni internazionali con il professor Michele Pagano della New York University e il professor Michele Carbone della University of Hawaii-Cancer Center, hanno permesso di mettere in luce i meccanismi molecolari che governano la degradazione e la stabilizzazione dell'IP3R3.
    In particolare, viene spiegato ancora, nel primo lavoro, sviluppato in collaborazione con il team statunitense del professor Pagano, il gruppo di ricerca del professor Pinton ed il gruppo guidato dalla giovane ricercatrice Carlotta Giorgi, coadiuvata dalla dottoressa Sonia Missiroli, hanno identificato in FBXL2 la proteina ligasi che favorisce la degradazione dell'IP3R3 e gioca un ruolo di primo piano in alcune forme tumorali, come ad esempio il tumore alla prostata. Nel secondo lavoro, Pinton e Giorgi, affiancata dal dottor Simone Patergnani e dal dottor Alberto Danese, e in collaborazione con il laboratorio diretto dal professor Carbone, hanno chiarito il meccanismo d'azione della proteina deubiquitinasi BAP1 nella progressione del mesotelioma pleurico maligno, patologia tumorale che colpisce le membrane di rivestimento dei polmoni. Quando questa proteina è alterata o mancante, l'IP3R3 non viene stabilizzato e si favorisce così una crescente vulnerabilità nei confronti delle fibre di amianto e una maggiore predisposizione allo sviluppo del tumore.
    "Questi studi continueranno grazie ai finanziamenti Airc - osserva Pinton - ed è già in fase di elaborazione una possibile sperimentazione clinica, in collaborazione con i colleghi statunitensi, che sfrutti i risultati ottenuti. Saranno sviluppati nuovi approcci molecolari per la sintesi di farmaci per patologie che al momento risultano essere incurabili".
    (ANSA).
   

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