Anm, Peveri non invocò mai la legittima difesa

'Non fu reazione, ma rappresaglia in assenza di pericolo'

 "Il caso riguarda la condanna passata in giudicato per tentato omicidio nel quale non è mai stata invocata, neanche dall'imputato condannato, la ricorrenza della scriminante della legittima difesa". Lo sottolinea la giunta dell'Anm dell'Emilia-Romagna prendendo posizione sul caso di Angelo Peveri, imprenditore piacentino condannato in via definitiva per aver cercato di assassinare insieme a un dipendente un romeno che con altri complici aveva cercato di rubare gasolio da un escavatore della sua ditta.
    L'Anm, con un comunicato approvato all'unanimità dalla giunta distrettuale, interviene dopo la visita in carcere del vicepremier Matteo Salvini, sabato. "Fermo il diritto dei Ministri e dei Parlamentari di fare visita a soggetti detenuti e senza voler entrare in un ambito politico che non ci compete", la giunta distrettuale osserva, tra l'altro, che "nel caso di specie, come è stato accertato in via irrevocabile, non si è trattato di una reazione ad un'aggressione in atto, ma di una rappresaglia commessa in assenza di pericolo a cose e persone".

Inoltre, l'associazione dei magistrati evidenzia come la vicenda rischi di "rappresentare l'ennesima delegittimazione dell'autorità giudiziaria, le cui sentenze possono sì essere criticate ma non ignorate nella ricostruzione dei fatti in esse contenuta" e che "il messaggio veicolato rischia di accreditare presso l'opinione pubblica l'idea che siano leciti comportamenti che in realtà violano le regole più basilari della convivenza civile e del nostro ordinamento, penale e costituzionale, con il pericolo di emulazione e di ulteriori problematiche per l'incolumità sociale e per l'ordine pubblico".

   

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