Viminale dispone la tutela per Taddei

Protezione per responsabile economico del Pd dopo Jobs act

Filippo Taddei, professore universitario nella città che fu di Marco Biagi, responsabile economico del Partito Democratico, è sotto protezione della polizia. Lo ha deciso il Ministero degli Interni dopo che, nelle settimane scorse, a Taddei, uno dei collaboratori di Matteo Renzi che più ha lavorato al Jobs Act, sono arrivate minacce, sia via web, sia con biglietti trovati vicino alla sua casa di Bologna. Ci sarebbero state delle 'scampanellate' al citofono di casa. Non si tratta di una scorta vera e propria, ma di una tutela (meno invasiva di una scorta tradizionale), per proteggere lui e la sua famiglia dopo le minacce. Taddei, bolognese, ha 38 anni, è sposato con tre figli e insegna alla Johns Hopkins University di Bologna. La Procura di Bologna ha aperto, da alcune settimane, un fascicolo d'indagine sulle minacce.

L'inchiesta, a quanto appreso, è a carico di ignoti. Filippo Taddei, che al congresso aveva sostenuto la candidatura di Pippo Civati e che poi è entrato nella segreteria di Renzi per occuparsi dei temi economici, è stato uno degli esponenti del Pd maggiormente coinvolti nel dibattito sulla riforma del mercato del lavoro. Solidarietà gli è stata espressa da Virginio Merola, sindaco di Bologna, una città che ha imparato che su questi temi non si può scherzare o abbassare la guardia. "Queste minacce - ha detto - sono gravi e ingiuste. Non ne addebito la responsabilità a chi in modo trasparente, anche se io non condivido, si oppone al Jobs Act. Però facciamo tutti attenzione tutti, che il giacimento degli imbecilli è sempre a disposizione. Attenzione ai toni che usiamo".

Solidarietà a Taddei è arrivata anche dal Pd di Bologna, da Pippo Civati e dall'associazione 'Possibile', ma anche da esponenti della Lega Nord e dagli industriali. "E' sconcertante - ha detto Alberto Vacchi, presidente di Unindustria Bologna - tutti dobbiamo ricreare un clima di dialogo costruttivo". Vicinanza e "solidarietà" anche da parte della Lega Nord bolognese, tramite il consigliere comunale Lucia Borgonzoni. "Questo - ha sottolineato - è l'ennesimo grave fatto in città che denota un clima di forte tensione che richiama tristi episodi del passato". Il riferimento è all'uccisione di Marco Biagi, il giuslavorista consulente del Governo che venne assassinato dalle Br sotto casa a Bologna il 19 marzo 2002.

Non solo Taddei, preoccupa il mondo del lavoro
Non allarmi ma "piccoli segnali", che vanno presi però molto seriamente: perché in un paese come l'Italia, che continua a perdere competitività e dove il disagio e il malessere sociale interessano ormai intere categorie di cittadini, "potrebbe esserci spazio per progettualità violente". Le minacce al responsabile economia del Pd Filippo Taddei non sorprendono nessuno negli apparati di sicurezza, che da tempo vanno ripetendo come il mondo del lavoro sia il fronte più caldo per la minaccia interna. Taddei - preso di mira per il lavoro sul Jobs Act e l'articolo 18 - è dunque soltanto l'ultimo di un ampio elenco di esponenti di quel mondo, a partire dai vertici sindacali, nei confronti dei quali l'attenzione è massima. Sostengono antiterrorismo e 007 che le decine di vertenze industriali aperte, le migliaia di posti di lavoro a rischio, un'intera generazione, quella dei precari a vita, senza alcuna speranza, rappresentano le situazioni dove più facilmente può far presa la propaganda di chi punta ad innalzare il livello di scontro. Ma non solo: in Italia, viene fatto notare, il mondo del lavoro è stato storicamente al centro delle attenzioni di chi pensa di cambiare le cose impugnando le armi. Marco Biagi e Massimo D'Antona, e prima di loro Vittorio Bachelet, Ezio Tarantelli e Roberto Ruffilli sono purtroppo lì a dimostrarlo. Come disse Piero Ichino, un altro ancora sotto scorta e preso di mira dagli esponenti del Partito comunista politico-militare, "i giusvaloristi rappresentano un'ossessione per il terrorismo. In nessuna parte del mondo il dibattito sul diritto del lavoro rappresenta una minaccia, da noi chi tocca lo Statuto muore".

Ed è in questo quadro che va ad inserirsi la decisione di dare la tutela a Filippo Taddei. Una scelta imposta dal Viminale, memore forse di quanto accadde con Biagi. "Il contesto e la materia che Taddei tratta - riferiscono fonti del ministero - ci preoccupano molto. Il mondo del lavoro è l'obiettivo principale di tutte le forme di dissenso, compreso quello estremo". Ecco perché c'è una "cresciuta attenzione", ribadiscono gli 007, su ogni piccolo segnale proveniente da quei gruppi più radicali che tentano di cavalcare le lotte. In una delle ultime riunioni che si sono tenute al Viminale per fare il punto della situazione su questo fronte, ed eventualmente disporre nuovi dispositivi di tutela a personalità esposte, non sono emersi particolari elementi di novità. Che significa che chi era a rischio ieri lo è anche oggi. D'altronde, già nella relazione consegnata al Parlamento ad inizio anno, gli 007 scrivevano chiaramente che l' "acuirsi del disagio potrebbe tradursi in iniziative di protesta anche estemporanee nei confronti di rappresentanti politici, sindacali e delle istituzioni". Azioni che potrebbero arrivare dalla Federazione anarchica informale ma soprattutto da settori rimasti legati all'ideologia marxista leninista. Si tratta di "ambienti esigui" e in "condizioni di minoranza" ribadiscono gli 007. Ma il prolungarsi della tensioni sociali potrebbe dar loro una nuova possibilità. E non è un caso che le voci raccolte dalle carceri vanno raccontando che in quegli ambienti va sviluppandosi una attenzione sempre maggiore verso le lotte sociali, a partire da quelle nel mondo del lavoro.(ANSA).

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