Il viaggio magico alla Scarzuola

Gioiello dell'architetto Buzzi nelle campagne di Orvieto

di Gianluigi Basilietti MONTEGABBIONE (TERNI)

MONTEGABBIONE (TERNI) - La "città ideale" è tra le campagne umbre dell'Orvietano, a Montegiove, una manciata di chilometri da Montegabbione. La realizzò tra il 1957 e il 1981, anno della sua scomparsa, l'architetto milanese Tomaso Buzzi e da tutti è conosciuta come la Scarzuola. Il cui nome trae origine da una pianta palustre, la Scarza, che San Francesco utilizzò per costruirsi una capanna durante il suo soggiorno in queste terre. E il santo Poverello di Assisi qui, nel 1218, fondò un convento tuttora esistente che custodisce un affresco della prima metà del XIII secolo che ritrae proprio San Francesco in levitazione.
    Ma la Scarzuola è divenuta famosa nel mondo e meta ogni anno di migliaia di turisti e visitatori per "il disordine e l'immaginazione che dominano la parte buzziana, dove a prevalere è la scenografia teatrale, con il sogno che diventa pietra, permettendo così a Buzzi di realizzare tutto quello che non era riuscito a fare nel mondo reale" per dirla con le parole di Marco Solari, l'erede dell'architetto milanese, oggi proprietario di questo gioiello del "neomanierismo", usando ancora una sua definizione.
    L'ANSA ha partecipato a una delle visite guidate che Solari concede settimanalmente e proprio durante questo viaggio tra razionalità sacra e disordine profano arriva l'annuncio del proprietario: "Chiuderò la Scarzuola alle visite". E' un pugno nello stomaco di chi ascolta e se per un attimo si pensa a una "boutade" di Solari, tanto per impressionare il pubblico, come del resto fa durante tutto il suo affascinante racconto che sa di mistico ed esoterico, poi si capisce che la volontà è davvero quella di rendere questo posto - unico al mondo - inaccessibile o magari lo si potrà visitare in "un'altra dimensione". Quella della musica. Come spiega lo stesso Solari: "La visita tradizionale in sé per sé ha ormai fatto il suo tempo, magari ci sarà in futuro la possibilità di fare una visita diversa, in base anche alla nuova situazione offerta dall'intelligenza artificiale dove tutto è frequenza".
    "Questo posto è in continuo divenire e non è per nulla statico - aggiunge - e se il disordine e l'immaginazione dominano la parte buzziana, a differenza di quella francescana dove invece è tutto ordine e razionalità, io in ogni momento devo creare disordine e immaginazione e quindi penso che in futuro il massimo che lo rappresenterà questo luogo sarà la musica".
    Ma quando accadrà tutto questo? Una data certa non c'è ancora "perché qui il tempo è indefinito, può accadere domani o tra dieci anni, ma penso che il momento sia ormai abbastanza vicino" spiega ancora il proprietario mentre è intento a far immergere il visitatore dentro il significato più profondo della Scarzuola. Quelli di Solari sono continui richiami a guardare le cose e il mondo con un altro occhio, "attraverso un'altra prospettiva rispetto a quella che vi viene imposta quotidianamente". La città buzziana è un'opera incompiuta per sua definizione, comprende un insieme di sette teatri e ha il suo culmine nell'acropoli che è la somma di più edifici figli di diversi stili. Ci si arriva attraverso il grande giardino, una sorta di cammino iniziatico dove a guidare il visitatore è qualcosa di astronomico e magico. Ovviamente prendendo per buono il racconto di Solari. (ANSA).
   

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