Cortonantiquaria, dal Medioevo ai gioielli di Gae Aulenti

Fino a 4/9 nella città etrusca 32 espositori e due mostre

di Daniela Grondona CORTONA (AREZZO)

   CORTONA -    Nel 1963 era la Mostra Mercato Nazionale del Mobile Antico con un primo bilancio di 150 mila lire e l'adesione di 14 espositori tra antiquari, restauratori e artigiani. 54 anni dopo, Cortonantiquaria (evoluzione del nome decisa nel 2001) ospita, fino al 4 settembre, nelle storiche sale di Palazzo Vagnotti, gioiello settecentesco dell'architettura cortonese, 32 antiquari, provenienti da tutta Italia, in particolare da Roma, Bergamo, Brescia e Pordenone. Il viaggio tra le stanze del palazzo (nel 1964 era sede del Seminario Vescovile che il vescovo di Cortona, Giuseppe Franciolini, diede in affitto agli organizzatori) è un'immersione nella storia millenaria dell'arte italiana, con una vasta gamma di specializzazioni di antiquari che propongono dipinti di alto livello del XVII e XVIII secolo, argenti antichi, mobili francesi impero, sculture, antichi gioielli, oggetti in ferro battuto, e molto altro. Tra le opere in mostra (ieri il taglio del nastro da parte del presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone) due sculture medievali della Collezione del Museo Virtuale Federico II di Palermo, eseguite ambedue tra il 1230 ed il 1250. La prima è una testa coronata in marmo bianco raffigurante Federico II, giovane Imperatore, attribuita dallo studioso nipponico Naoki Dan alla mano del grande Nicola Pisano. La datazione del marmo è collocabile tra il 1240 ed 1250 circa, ovvero una scultura aulica dove l'Imperatore viene ritratto nel suo più fulgido splendore giovanile, da un Nicola Pisano circa trentenne. Al grande Nicola Pisano si contrappone un altro Nicola, detto di Bartolomeo da Foggia, con una raffigurazione lignea a mezzo busto di Federico II. Una raffigurazione esoterica, creata da un tronco unico di noce, che era simbolo di forza, stabilità potere e generosità. L'Imperatore è rappresentato con una corona composta da alti germogli che si intrecciano su una delicata fascia perlinata. Lunghissimi orecchini pendenti ornano il volto di Federico, alla maniera degli imperatori Bizantini. Questa scultura, che oggi pesa meno della metà di quando fu scolpita, sia per l'essiccazione che per profondi fori di tarlatura, può considerarsi la più antica raffigurazione profana lignea ad oggi conosciuta. Due le mostre che accompagnano l'esposizione di antiquariato, oltre al cartellone di eventi collaterali che comprende incontri con storici, esperti, tavole rotonde e concerti. A palazzo Vagnotti la mostra 'Riflessi d'autore', esposizione di pezzi unici della collezione di arte orafa contemporanea Oro Autore, di proprietà di Arezzo Fiere, ricca di oltre 200 opere, realizzate su disegno e progetto di grandi artisti, designer, architetti, scultori, tra i quali Gae Aulenti, Giò Pomodoro, Ettore Sottsass, Fulvio Mendini, oltre ai gioielli disegnati dai più importanti nomi della moda internazionale, Armani, Doce e Gabbana, Ferré, Versace, Fendi. Nelle sale di Palazzo Casali all'interno del MAEC invece troverà spazio una personale dedicata al designer tedesco Manfred Bischoff, da titolo 'Helpless in gold', realizzata in collaborazione con la Galleria Antonella Villanova di Firenze. Bischoff è uno dei grandi maestri del gioiello contemporaneo, che con con fervida immaginazione ha trasformato la lamina d'oro in un teatro di personaggi che sembrano usciti dalla quotidianità più prossima. I suoi gioielli hanno, nello stesso tempo, qualcosa di metafisico, che Bischoff riconosceva e amava nel paesaggio toscano. Piccoli animali, musica, arte, natura sono le fonti della sua ispirazione. La mostra al MAEC, un omaggio, più che una vera antologica, è la prima mostra, dedicata a questo grande maestro, che si tiene in Italia in uno spazio pubblico e raccoglie opere provenienti da collezioni europee e americane. 

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