Radicepura garden festival

Nel Catanese, in esposizione 14 giardini di 4 designer mondiali

Redazione ANSA CATANIA

RIPOSTO (CATANIA) - Un viaggio tra i sentieri del Mediterraneo, dove ogni sfumatura racconta storia e cultura attraverso i colori e i profumi della terra. E' il 'Radicepura Garden Festival' che ha aperto oggi i battenti manifestandosi in tutta la sua imponenza paesaggistica. Davanti ai visitatori lo spettacolo della natura, del suo verde e delle sue forme, reinterpretato per essere fruito e vissuto.
    Attraverso 14 giardini in esposizione, il mondo "green" - intrecciato al design e all'arte - diventa così continua scoperta. Fino al 21 ottobre nel Parco Botanico che sorge a Giarre, il tema del florovivaismo sarà declinato per sei mesi in diversi eventi e iniziative. "Questo progetto è un dono per e della Sicilia, cuore del Mediterraneo, che si rigenera e si mostra in tutto il suo splendore" ha affermato Mario Faro, ideatore e organizzatore della manifestazione insieme al fratello Michele e al padre Venerando. Prima dell'inaugurazione il vescovo di Acireale, mons. Antonino Raspanti, ha ricordato come "il Giardino sia il luogo della Creazione". Al festival partecipano quattro garden designer "big" - Michel Péna, Stefano Passerotti, Kamelia Bin Zaal e James Basson - giovani paesaggisti selezionati con un bando internazionale e che sono presenti con proprie installazioni.
    "Il tema del paesaggio e della sua tutela - ha commentato il sottosegretario alle Politiche agricole, Giuseppe Castiglione - è uno dei punti centrali per lo sviluppo rurale. Il settore del florovivaismo è trainante per la politica agricola, e questo evento è un modello di imprenditoria che fa crescere concretamente il territorio".
    "Il 'Radicepura Garden Festival' è uno degli eventi di punta della nostra programmazione turistica - ha affermato Anthony Barbagallo, assessore regionale al Turismo - perché è motivo di forte attrazione anche per nuovi flussi internazionali di visitatori". Il suo collega all'Agricoltura, l'assessore Antonello Cracolici, ha invece sottolineato come questa sia l'immagine della Sicilia che è cambiata, simbolo di una trasformazione che è presente e laboriosa, non solo ambita".
   

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