In Sardegna sulle strade del torrone

Non solo mare,da Tonara ad Aritzo itinerario nei borghi montani

Redazione ANSA

TONARA - Non solo mare. La Sardegna è anche arte, paesaggi, artigiano. E torrone. Come quello buonissimo che si produce per tradizione tra i boschi di noci e di castagni della Barbagia e che fin dall'Ottocento veniva portato in giro per tutta l'isola da carretti che giravano di paese in paese in occasione di feste e sagre. La stagione migliore per approfittarne è quella primaverile, soprattutto a Pasqua. Ma qui, nel fresco delle montagne, tra una visita alla Casa Montanaru che fu del poeta Antioco Casula e una tappa al Museo del Gennargentu di Aritzo, val la pena di immaginare un itinerario anche per la fine dell'estate e l'inizio dell'autunno, degustando sapori fuori dal comune.
    Punto di partenza in qualche modo obbligato è il piccolo centro di Tonara, avamposto occidentale del massiccio del Gennargentu a mille metri sul livello del mare. La capitale del torrone sardo è qui, fra le antiche case di pietra e i balconi di legno del paese che ospita una delle più importanti produzioni di questo dolce (il Torronificio pili che nella sua nuova sede ospita anche un piccolo museo dell'arte di fare il torrone) ma la cui economia è da secoli basata sull'artigianato dei tappeti e degli arazzi, nonché sulla lavorazione del legno.
    La Sagra del Torrone si tiene il Lunedì dell'Angelo insieme con la sfida del Campanaccio d'oro, in cui gli artigiani del paese si sfidano nella realizzazione dei caratteristici campanacci per il bestiame. Da Tonara a Desulo, altro borgo montano sul versante occidentale del massiccio del Gennargentu, abitato fin dal Neolitico come dimostrano i molti nuraghi che si trovano nei suoi dintorni, come il nuraghe Ura 'e Sole, il più alto di tutta la Sardegna. A Desulo c'è da visitare il museo etnografico Casa Montanaru, che fu la casa del poeta ottocentesco Antioco Giuseppe Casula (1878- 1957), noto come Montanaru, tra gli autori più importanti della poesia in lingua sarda. E sempre nel borgo arroccato, tra ottobre e novembre, viene organizzata una manifestazione ("La Montagna produce") con banchetti per valorizzare e promuovere i prodotti della montagna, tra cui il tipico torrone di miele di corbezzolo e castagno, ma anche un concorso letterario con un premio intitolato proprio a Montanaru e riservato ai poeti sardi.
    Terza e ultima tappa di questo piccolo tour cultural gastronomico può essere il centro di Aritzo, 800 metri sul livello del mare, dove oltre alle antiche case di pietra ci sono ancora gli edifici che ospitavano le carceri spagnole. Qui il Museo della Montagna Sarda o del Gennargentu conserva gli oggetti della cultura agricola e pastorale del paese e nei monti circostanti è tutto un rigoglio di lecci, roverelle e castagni, senza contare il monumento naturale Su Textile, formazione calcarea a forma di tacco che vale un passeggiata. Il torrone qui è fatto con noci e nocciole e vale certo l'assaggio insieme alla "carapigna", un delizioso sorbetto al limone realizzato con metodi tradizionali.
   

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