Lorenzo Lotto nelle "sue" Marche

Dopo Madrid e Londra, inediti e scoperte tra Macerata e 8 siti

Daniela Giammusso ROMA

MACERATA - Inquieto, anticonformista, tanto avverso al facile successo da trovarsi spesso emarginato e senza un soldo. Ma geniale, prolificissimo nelle sue opere, ritrattista eccelso e rivoluzionario per quel suo saper raccontare in pittura l'incertezza dei sentimenti. In quello che è diventato un 'imprevisto' anno lottesco, senza cioè particolari anniversari, dopo il Prado di Madrid e in attesa della National Gallery di Londra a novembre, Lorenzo Lotto (Venezia 1480 - Loreto 1556/1557) torna protagonista anche nella sua terra d'elezione con 'Lorenzo Lotto. Il richiamo delle Marche', mostra diffusa che tra Macerata e altri 8 siti per la prima volta riunirà le opere che il maestro creò per questo territorio e poi disperse nel mondo o che per storia e realizzazione hanno sempre avuto un legame con le Marche.

Un'esposizione "volutamente di ricerca", spiega il curatore Enrico Maria Dal Pozzolo - co-firma anche delle mostre in Spagna e Inghilterra - in un territorio che "è già il più grande museo Lotto al mondo, con oltre il 15% della sua produzione". Anzi, aggiunge l'assessore alla cultura della Regione, Moreno Pieroni, "è la più grande mostra dedicata a Lotto dopo quella alle Scuderie del Quirinale". Punta alla "destagionalizzazione del turismo", ma soprattutto "vuole lanciare un messaggio forte, che la cultura è un grande volano per promuovere il nostro territorio. Non siamo solo la zona del sisma, anzi, vogliamo uscire da questa definizione". Correndo sul fil rouge di opere e biografia, la mostra - promossa dalla Regione con il Comune di Macerata e organizzata da Villaggio Globale International - parte allora dal Museo Civico di Palazzo Buonaccorsi a Macerata, dove dal 19 ottobre al 20 febbraio, in collaborazione con l'Ermitage e con prestiti da tutta Europa, riunirà documenti, oltre 20 dipinti e 5 disegni del Lotto con opere da Durer a Mantegna da cui l'artista trasse ispirazione. Tante le scoperte, come la Venere adornata dalle Grazie, pala di oltre due metri mai vista dal pubblico, "che esponiamo con un aspetto inedito, dopo che il restauro ha tolto i sette strati di pittura che coprivano la versione originale", racconta Dal Pozzolo.

C'è poi il San Girolamo nello studio del quale Vittorio Sgarbi, dopo secoli, bocciò l'attribuzione. "Era finito nel deposito del Museo di Bassano del Grappa. Neanche la direttrice sapeva fosse lì - dice ancora Dal Pozzolo - Sono pronto al confronto, perché per me quello è un vero Lotto". E ancora, forse, la prima opera pittorica del maestro "che esponiamo con un punto interrogativo": una Sacra famiglia dal Museo della Diocesi di Recanati, "negli anni attribuita anche al Mantegna e a un anonimo leornadesco", alla quale Dal Pozzolo arriva sulla scia di una lettera di commissione del 1506 per il Polittico di San Domenico in cui "Lotto è invitato a eseguire opere in termini migliori rispetto ad alcune visibili a Recanati dei suoi anni adolescenziali". Ma parallelamente il viaggio prosegue in altri 8 siti marchigiani, alla scoperta, "volutamente nel loro contesto", di 25 opere disseminate tra Ancona, Cingoli, Jesi, Loreto, Mogliano, Monte San Giusto, Urbino e Recanati dove Lotto immortalò il più dolente Cristo deposto.

"Non una mostra di una città, ma di un territorio che ha voglia di rialzarsi e guardare al mondo", commenta il sindaco di Macerata Romano Carancini. Mentre il sottosegretario ai Beni culturali Gianluca Vacca annuncia "una visita tra due settimane nelle quattro regioni colpite dal sisma per un sopralluogo sullo stato dei lavori" e "iniziative per valorizzare le opere custodite nei depositi".

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