A Milano l'antologica di Bonalumi, dedicata a Lovati

120 opere con ricordo assistente morto durante allestimento

Gioia Giudici MILANO

"Si può esistere senza arte, ma non si può vivere senza arte": con un aforisma di Oscar Wilde il direttore di Palazzo Reale Domenico Piraina ha scelto di ricordare Luca Lovati, il restauratore e assistente 'storico' del pittore Agostino Bonalumi, morto una settimana fa, allestendo la mostra del maestro, tra i protagonisti dell'arte astratta del Novecento, che si inaugura il 16 luglio.

"Abbiamo scelto di aprire questa mostra - ha aggiunto l'assessore alla cultura del Comune Filippo Del Corno - consapevoli che si colloca in una sequenza di fatti in cui la tragedia di lunedì scorso è la più importante. Sarebbe ipocrita non ricordare che la tragica fatalità è avvenuta durante l'allestimento, per questo come amministrazione abbiamo deciso di testimoniare la nostra vicinanza alla famiglia con una dedica a Lovati che non è solo un freddo riconoscimento ma un omaggio alla sua memoria". Di Lovati ha parlato anche chi meglio lo conosceva, il presidente dell'Archivio Bonalumi Fabrizio Bonalumi, figlio dell'artista, che ha ricordato l'uomo che fu assistente di suo padre fin dal 1971 come "parte integrante del suo processo creativo perché quando mio padre affrontava un nuovo progetto Luca era un aiuto fondamentale, oltre a essere il suo migliore amico".

Chi l'ha conosciuto solo per pochi giorni, il curatore della grande antologica - 120 opere, custodite in 11 sale, illuminate dalla luce naturale che filtra dalle finestre di palazzo Reale - il curatore Marco Meneguzzo, lo ricorda come "persona taciturna e generosa, dal gesto lento e sicuro". Sulla morte del 70enne l'indagine per omicidio colposo a carico di ignoti è ancora in corso e il riserbo è d'obbligo ma "le prime evidenze in seguito agli esami clinici - ha detto Del Corno - riportano l'evidenza che Luca Lovati è stato colpito da un malore fortissimo e la causa del suo decesso è stata questa". A ricordarne il ruolo, all'ingresso della mostra, una targa che gli dedica la mostra, voluta dal Comune e dall'archivio Bonalumi.

E poi, le opere, in un percorso espositivo che va in ordine cronologico ma che si apre con uno splendido colpo d'occhio sull'attività dell'artista scomparso nel 2013, con l'opera di pittura-ambiente 'Blu abitabile' del 1967, una delle tre grandi installazioni presentate, insieme alla Struttura modulare bianca del 1970 e la parete di grande superficie realizzata nel 2003, tutte emblemi della ricerca sullo spazio che caratterizzò l'opera del maestro, instancabile sperimentatore e protagonista - insieme a Piero Manzoni ed Enrico Castellani - di quel momento storico, tra la fine degli anni Cinquanta e i primi Sessanta, in cui Milano fu punto di riferimento artistico per l'Europa intera e che per Fabrizio Bonalumi meriterebbe di essere protagonista di un programma curato dal Comune di Milano.

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