'New York New York', arte italiana e Usa

Fino al 17 settembre a Museo del Novecento e Gallerie d'Italia

Redazione ANSA MILANO

MILANO - C'è così tanto da dire e da mostrare del rapporto tra gli artisti italiani e l'America che ci sono volute due sedi a Milano per la mostra 'New York New York. Arte italiana: la riscoperta dell'America', curata da Francesco Tedeschi, che apre domani al Museo del Novecento e alle Gallerie d'Italia. Due percorsi espositivi complementari per una mostra che focalizza l'attenzione sul modo in cui alcuni artisti italiani del Novecento, attraverso i loro contatti diretti con il mondo americano, hanno partecipato alla graduale internazionalizzazione del mondo e del mercato dell'arte. Le circa 150 opere esposte sono di artisti italiani che hanno avuto un rapporto diretto e un confronto con il mondo americano, o sono state presentate nelle più importanti manifestazioni espositive dedicate all'arte italiana o europea. Il racconto parte dagli anni Venti, quando il futurista Fortunato Depero parte per New York, dove si ferma due anni, passa per De Chirico, arrivato nel 1938 anche per sfuggire alle leggi razziali, e ha al suo centro gli anni Cinquanta, quando galleristi americani come Catherine Viviano scoprirono nell'arte italiana aspetti ignorati in patria. Dall'America - spiega il curatore della mostra - gli artisti italiani furono influenzati a diversi livelli: da una parte il ritorno alle grandi dimensioni dei quadri, dall'altra una maggior consapevolezza e libertà espressiva. La mostra arriva al 1967-68, con da una parte la rassegna organizzata al Jewish Museum of Art e dall'altra la pubblicazione del libro di Ugo Mulas 'New York: the new art scene', che raccoglie le immagini scattate agli artisti americani di punti dell'epoca. Negli spazi del Museo del Novecento è restituito l'immaginario americano così come percepito da artisti come Lucio Fontana, Giorgio De Chirico, Fortunato Depero, Gastone Novelli, Toti Scialoja, Mimmo Rotella e Ugo Mulas. Nella sede di Gallerie d'Italia, in piazza Scala, invece, è proposta un'ampia ricostruzione dei rapporti con le istituzioni e le gallerie che hanno valorizzato la presenza artistica italiana sul territorio americano. Si parte dalla mostra XX Century Italian Art, tenutasi nel 1949 al Moma, per poi proseguire con sale dedicate all'opera di Afro, Alberto Burri, Toti Scialoja, protagonisti della scena artistica statunitense degli anni Cinquanta. Dalle relazioni tra Roma e New York - con lavori di Renato Guttuso, Corrado Cagli, Giuseppe Capogrossi, Tancredi, Carla Accardi, Antonio Sanfilippo, Giulio Turcato - si arriva alla chiusura, con il confronto con la nascente Pop Art, attraverso opere di Enrico Baj, Mimmo Rotella, Mario Schifano, Michelangelo Pistoletto. La mostra - che unisce per la prima volta un museo pubblico a una sede espositiva privata - potrebbe idealmente avere un seguito: "serve un secondo atto - si augura Giovanni Bazoli, presidente emerito di Intesa Sanpaolo - che dimostri quanto gli italiani hanno influenzato l'arte americana e guidato la trasformazione artistica di tutto il Novecento".

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