Le sculture di Staccioli a dialogo con la romanità

Prima retrospettiva nel grandioso set delle Terme di Caracalla

Luciano Fioramonti ROMA

   TERME DI CARACALLA - Le architetture monumentali e grandiose delle Terme di Caracalla, scenario perfetto per le sculture di Mauro Staccioli. Un dialogo forte tra gli angoli, gli spigoli, gli anelli, le grandi forme in cemento armato, ferro o acciaio corten dell'artista di Volterra e le tracce imponenti del mondo antico. Prende corpo negli spazi smisurati della spettacolare spa della Roma imperiale la mostra "Mauro Staccioli. Sensibile ambientale", prima retrospettiva dedicata al maestro toscano morto a 80 anni lo scorso primo gennaio. A promuoverla, dal 13 giugno al 30 settembre, la Soprintendenza Speciale di Roma in collaborazione con la Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma e l'Archivio dell'autore. Le ventisei opere selezionate da Alberto Fiz si snodano lungo l'intero percorso di visita del monumento, nei sotterranei, per concludersi davanti al suggestivo colpo d'occhio del Mitreo, e illustrano l'evoluzione dell'attività creativa di Staccioli dagli anni Settanta fino all'ultima opera, Diagonale Palatina, del 2017, che resterà nelle Terme come impronta permanente. Il gioco tra le sculture e i resti archeologici in questo caso tocca il punto più alto per un artista che concepiva il suo lavoro proprio mettendo al centro il luogo a cui le opere erano destinate. "E' una mostra emblematica - ha detto il curatore -. La sfida di collocare l'arte contemporanea nei luoghi antichi è molto difficile. Staccioli aveva la capacità di individuare il luogo perfetto per le sue opere. Non imponeva mai nulla, ma proponeva e lasciava che fossero i fatti a stabilire che aveva ragione". L'artista, celebrato in Europa e negli Stati Uniti, secondo Fiz "sapeva interpretare il luogo e ingombrare lo spazio. Le sue opere modificano il contesto nel quale vengono inserite. Ha saputo andare contro le regole che hanno caratterizzato l'arte del dopoguerra. Era una figura autonoma e indipendente, non si è mai adeguato al mercato e al sistema dell'arte. Per questo, ancora oggi è sottovalutato". Staccioli ha saputo anticipare i tempi, ha fatto notare il curatore, ma ha concepito fino alla fine lavori "totalmente nuovi e per certi aspetti rivoluzionati". Il grande arco triangolare del Portale (2014), alto oltre dieci metri, accoglie i visitatori all'ingresso. Poi scorrono Seneffe, un vortice in acciaio tubolare di dieci metri di diametro, la Piramide, l'Anello, occhio gigantesco che scruta il luogo e ne viene attraversato. Ci sono i lavori del primo periodo - come Barriera (1969) o Piramide (1972) - dalla componente di critica ideologica e politica, già esposte a Volterra nel 1972 in occasione di Sculture in città, la sua prima mostra pubblica. E ancora, il Triangolo dai lati curvi (2006), Ellisse verticale e il Cerchio imperfetto (2014), che Staccioli spiegò di aver realizzato pensando a un grande televisore vintage, che incornicia il paesaggio retrostante ma allo stesso tempo si pone quasi come una barriera. I Prismoidi (2003), i Covoni rossi, ancora anelli formano un mix molto particolare lungo i 200 metri del frigidarium. "E' curioso - ha detto Marina Piranomonte, responsabile delle Terme - come Fiz, senza saperlo, abbia collocato le opere di Staccioli negli stessi punti in cui si trovavano i gruppi scultorei romani, a riprova di un dialogo tra antico e moderno che ha stupito anche me". La mostra, accompagnata da un'ampia monografia edita da Electa, "è un tributo doveroso a uno dei più grandi artisti italiani" ha detto il soprintendente Francesco Prosperetti, "anche se è difficile pensarla senza di lui, che sapeva costruire un rapporto speciale con i luoghi". Giulia Staccioli, figlia dell'artista, ha rimarcato il forte impatto delle Terme di Caracalla. "Mio padre - ha detto - sarebbe andato in fibrillazione sapendo di esporre in un posto come questo, ma disporre di uno spazio così lo avrebbe reso enormemente felice"..

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