A Itri i fuochi di San Giuseppe

Il 19 a Itri (Latina) falò tra danze, zeppole e antica memoria

Redazione ANSA ITRI (LATINA) 17 MAR

ITRI (LATINA) - I fuochi di San Giuseppe tornano ad accendere la notte di Itri. I dieci rioni del paese a pochi chilometri da Gaeta si sfideranno a colpi di grandi falò lunedì 19 marzo rievocando un rito che affonda le radici nelle pieghe dell'antica civiltà contadina, tra musiche e danze tradizionali, frittelle tipiche e un mix di sacro e profano.
    Nelle stradine del borgo pontino in cui nacque il brigante Fra Diavolo gli abitanti si stanno preparando da settimane all' appuntamento che ogni anno richiama migliaia di persone da tutta la provincia e oltre. A dare il via alla festa, alle 20 in punto, sarà il botto di un petardo. Prenderanno fuoco frasche e legni accatastati a piramide - che possono arrivare anche a venti metri di altezza - secondo una tecnica consolidata. Ogni rione cercherà di costruire non solo il falò più grande ma di tenerlo in vita il più a lungo possibile senza farlo crollare.
    Un tempo gli abitanti erano mobilitati per giorni nella raccolta del legname da utilizzare per i fuochi. Da qualche anno la tradizione si è persa perchè per evitare disboscamenti selvaggi è il Comune a provvedere alla fornitura.
    L' amministrazione comunale cura l' organizzazione, la Pro-Loco è il braccio operativo. "E' un evento religioso - dice il presidente Roberto Meschino - ancorato alla festa di San Giuseppe, protettore dei papà ma anche dei falegnami. Anche a questi artigiani del paese che lasciavano pezzi di scarto davanti alle botteghe si deve l' uso del legno per i falò. Ed è un evento 'laico', una manifestazione storica sentita forse più della festa del patrono, la Madonna della Civita, che ricorre d' estate". Sarà dunque una notte di fuochi, gruppi di musica popolare e danze, stand che offrono a prezzi modici panini, vino e qualche piatto della tradizione condito con il pregiato olio locale. E poi le zeppole, il dolce tipico, un impasto di acqua e farina fritto e rotolato nello zucchero. Si potranno visitare il castello medioevale e il museo del brigantaggio. Gli amanti del trekking possono puntare su un bel tratto dell' Appia Antica.
    "Per noi itrani - dice Luca Iudicone, 38 anni, del rione Madonna delle Grazie - i fuochi di San Giuseppe rappresentano un legante affettivo e sociale. La festa deriva da riti pagani dove il fuoco segnava il passaggio dall' inverno alla primavera, il saluto alla nuova stagione". Il momento clou è quando ogni rione dà fuoco a "gliu mammuòcc", un pupazzo costruito con vecchi abiti imbottiti di paglie e frasche posizionato sul falò. "I fuochi hanno una forte valenza identitaria - spiega una donna -.
    Molti aspettano proprio che i turisti vadano via per ritrovarsi davanti ai falò, guardarsi negli occhi e parlare. Qualcuno tira fuori una chitarra e si canta fino a notte fonda". (ANSA).
   

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