Da Pascali a Kounellis, è Scorribanda

Galleria L'Attico fa 60 anni con mostra e donazione alla Gnam

di Daniela Giammusso ROMA

ROMA - "Volevo un titolo che rispecchiasse lo spirito d'avventura che mi ha sempre animato. E in 'Scorribanda' c'è un che di piratesco, di corsaro, che mi piace". Così Fabio Sargentini festeggia i 60 anni de L'Attico, storica galleria fondata con il padre Bruno nel '57 a Piazza di Spagna, fucina di talenti e forme d'arte, da Pascali a Kounellis e Pistoletto, ora per cinque settimane protagonista della 'Scorribanda' che La Galleria Nazionale d'Arte moderna e contemporanea di Roma le dedica fino al 4 marzo nel Salone Centrale. Una mostra che debutta accompagnata anche dalla donazione dell'Archivio de L'Attico alla Galleria Nazionale.

"Lo abbiamo detto e lo abbiamo fatto: realizzare tutto questo in 100 giorni - racconta la direttrice Cristiana Collu - Con questa donazione abbiamo aggiunto una pietra d'angolo alla Galleria Nazionale e speriamo che altri seguano l'esempio. Il nostro impegno ora sarà dargli voce". "Mi chiedono tutti degli anni '60-'70", prosegue al suo fianco Sargentini, gallerista, ma anche attore, regista, scrittore. "Fu un momento formidabile - dice - per me, per Roma. C'era un'atmosfera scoppiettante. Ti svegliavi e dovevi correre, perché sapevi che altri creativi erano già al lavoro. Dovevi sfornare un'idea ogni giorno o qualcun altro te l'avrebbe fregata".

Fu così che dopo aver scoperto Pascali ("per lui si consumò la rottura con mio padre, ma con il Mare Bianco unimmo performance e opera insieme, anticipando un modello che vive ancora adesso"), lanciò la Ginnastica mentale, poi nel nuovo spazio del garage di via Beccaria ospitò la celebre mostra di cavalli vivi di Kounellis. E poi ancora, la sede di via del Paradiso, i festival, la musica, la danza. Fino a stravolgere ogni canone, nel '76, inondando gli spazi della galleria per tre giorni con 50 mila litri d'acqua. "Mi hanno detto tante volte di aprire a New York. Ho scelto Roma. Sono rimasto qui, a lavorare, a passeggiare sul Tevere. Speriamo risorga questa città, sui suoi fasti, perché era davvero una città importante". De L'Attico, già una mostra, qualche anno fa al Macro, aveva raccontato i dorati anni '60. Oggi Sargentini, che di Scorribanda firma anche l'allestimento, sceglie invece di "ricominciare dagli '80". Il Salone centrale della Galleria Nazionale, spiega, "è uno spazio che devi domare, se vuoi sentire la potenza al di là della singola opera". In tutto, Sargentini ha scelto 39 artisti e opere di grande formato, dalla fine degli anni '50 a oggi, esposti uno accanto all'altro sulle pareti del Salone, mescolando generi e generazioni.

Si va dalle teste urlanti di Marco Colazzo (A furia di dirlo) alla nudità della Santa Paola di Paola Gandolfi, all'Orfeo di Rodolfo Aricò o al fotografico Concertino di Luigi Ontani. "Questo mi è sempre interessato, le collettive importanti - spiega - Scorribanda è a tutti gli effetti un'installazione. Un colpo d'occhio a 360 grandi che sa di accerchiamento. Ma altrettanto emozionante è l'osservazione da vicino". Ecco allora, tutti d'un fiato, il ritratto di Borges di Paolo Del Giudice, il mondo rurale di Luca Patella e Hidetoshi Nagasawa, la pennellata che si fa quasi materia con Pizzi Cannella e Raspi e subito dopo il grande Segreto dell'idraulica di Stefano Di Stasio, ecco Pascali con Primo piano labbra e Pistoletto con lo Specchio di famiglia dalla collezione I Cotroneo. Al centro, gli unici due gruppi scultorei con i grandi Pompelmo, Arancio, Limone di Nataly Maier e Gruppo d'interno di Vittorio Corsini.

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