Storia e allegoria da Patrie del Friuli

Leggende, racconti, fiabe e antropologia ai confini del Nordest

Redazione ANSA TRIESTE

TRIESTE - C'è una strana e suggestiva miscela di storia e allegoria, leggenda e antropologia, fiaba e concretezza nei brevi racconti che Marco Sandrin Daniel ('STORIE DALLA "PATRIE" DEL FRIULI E..." Albatros, pp. 128 - 12,00 euro) propone dall'estremo lembo del Nordest d'Italia. Racconti che "scavano" nella storia e nelle tradizioni profonde del Friuli, oltre che nell'immaginario dei suoi abitanti, per restituire un universo di valori, superstizioni e vissuti, popolari e quotidiani, che sono una delle tante possibili chiavi di lettura di questo territorio di confine e della sua cultura, così complessi e affascinanti per la continua convivenza di popoli, etnie, miti e riti diversi.
    Quelli di Sandrin Daniel sono racconti semplici e "delicati", quasi sospesi nella narrazione, costantemente in attesa di una conclusione che non è mai definitiva e che non arriva, lasciando la curiosità di una nuova pagina che, invece, non c'è.
    E' il caso del "Re delle gemme" nel quale l'immagine finale della protagonista che comincia a danzare fa nascere l'aspettativa di un seguito che, probabilmente, è ancora tutto da scrivere. Il racconto, l'unico non ambientato in Friuli, è una sorta di libero omaggio alle "Mille e una notte", alla figura dei mercanti e al loro peregrinare per terre, in parte reali, in parte immaginarie. Omaggio al peregrinare che si ritrova anche nel "Canto del benandate", tratteggio del folclore contadino e della tradizione agraria friulana focalizzato sulla mitica figura di questi "buoni camminatori", protagonisti di un culto pagano-sciamanico che li voleva protettori dei raccolti e dei villaggi contro gli attacchi delle streghe. Fiaba e leggenda s'intrecciano nelle valli del Natisone e dello Judrio, fra formule magiche e dati storici, come quello della "maga ungherese", realmente vissuta con il nome di Anna Schimdt in Val Resia e Canal del Ferro alla fine del 1800.
    Realtà e fantasia, con fatti storici ampiamente documentati e personaggi totalmente inventati, si ritrovano ancora ne "L'ultima valle" e ne "Il tesoro", breve racconto dal quale trapela la passione di Sandrin Daniel per gli oggetti, a cominciare dai "veri e propri tesori" che si celano "sotto forma di utensili" dei mercatini dell'usato, "se solo ci si ricordasse per cosa erano usati". La sua conclusione, però, è che "il tesoro più grande si nasconde nei meandri della memoria".
   

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