Nuova luce per dipinto Villa dei Papiri

Paesaggio architettonico sarà in mostra a Malibù

Redazione ANSA ERCOLANO (NAPOLI)

ERCOLANO (NAPOLI) - Tornerà a splendere di nuova luce il dipinto di Villa dei Papiri databile al 50 - 30 a.C. raffigurante un paesaggio architettonico, con elementi decorativi molto fini e cesellati. Nella sala dell'Antiquarium al Parco archeologico di Ercolano, ha preso il via questa mattina l'intervento conservativo sull'opera pittorica realizzata al momento della costruzione della Villa, che si estende con una lunghezza di circa m 2,50 e m 1,20 di altezza e corrisponde all'incirca a 1/6 dell'intero schema decorativo della parete. Una piccola porzione di un progetto decorativo molto più ampio, dunque, nella quale risaltano le decorazioni del secondo stile con quella tipica attenzione minuziosa al dettaglio, alla figura nella figura. Sulla parete, a trompe l'oeil, spiccano arredi curati minuziosamente come un vaso di vetro con all'interno uva e melograni che poggia su una mensola, al di sotto della quale vi sono grifi e figura alata e ancora al di sotto ulteriori decorazioni. Scorci di pilastri fanno intravedere dei pannelli in un secondo piano, poi vi sono rappresentati i colonnati in terzo piano con fregi viola ben lavorati, seppur non perfettamente leggibili. Una curiosità: sui pilastri sono raffigurati rombi con all'interno un elemento decorativo che nella realtà era un supporto utilizzato per trasportarli. L'opera ha già subito un intervento di restauro nel 2008 e adesso, recuperata dai depositi, subirà una messa a punto di alcune imperfezioni per poi essere esposta insieme ad altri pezzi pregiati nella mostra 'Rediscovering the Villa dei Papiri' al Getty Museum di Malibù dal 26 giugno al 28 ottobre 2019.
    ''Adagiato su un pannello in aerolam con struttura a nido d'ape, leggero e facile da trasportare, il dipinto ha subito l'asportazione delle polveri di deposito dalla superfice con spugne in gomma naturale vulcanizzate e con un microaspiratore che ha eliminato polveri dai sottosquadri dati dalle lacune che sono sotto livello '' dice la funzionaria restauratrice del Parco archeologico, Elisabetta Canna ''Si è proceduto, dopo la pulitura, a recuperare alcuni frammenti che erano sollevati nella porzione in basso a sinistra e alcuni piccoli frammentini con delle leggere fermature, con della resina acrilica in dispersione al 10% quindi molto blanda e con un gel a base di idrossipropilcellulosa nella parte in cui presentava più sollevamenti''. Dopo questi interventi ''si procederà con un leggero ritocco pittorico a recuperare l'unitarietà dell'opera'' spiega ''Se la si osserva nella sua integrità, la parte a destra ha un film pittorico più compatto anche perché ci sono meno frammenti. Noi dovremmo cercare di lavorare sulla parte più danneggiata per recuperare un equilibrio con la parte più conservata ma non ci spingeremo troppo oltre perché un'opera archeologica è comunque un'opera che ha una sua dignità anche senza dover per forza recuperare tutto''. Le parti mancanti non verranno recuperate, ma vi sarà un intervento di chiusura laddove necessario senza appesantire l'opera che comunque rimane frammentata. ''La parte estetica che si può ricostruire è una parte che permette all'osservatore di leggere in modo più chiaro l'originale conservatosi nel tempo'' conclude la restauratrice ''E quindi, agire su parti un po' sbiancate che magari era difficile rimuovere e chiudere piccole disomogeneità, ci permetterà di avere una visione più equilibrata e più completa dell'opera''. Visitatori e appassionati, muniti di regolare biglietto di accesso al Parco archeologico, potranno assistere alle operazioni della restauratrice dal lunedì al venerdì dalle 12.00 alle 13.00 fino al 5 febbraio.
   

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