A Pizzoli scoperta sepoltura età Bronzo

La defunta è una giovane di 'rango' tra 12 e 16 anni

Redazione ANSA PIZZOLI (L'AQUILA)

   PIZZOLI (L'AQUILA) - Una sepoltura femminile dell'età del Bronzo, con corredi e gioielli, è stata rinvenuta a Pizzoli, in provincia di L'Aquila, durante i lavori d'installazione di un nuovo tratto di condotta idrica in località Scentelle, nei pressi del cimitero, tra la Strada Statale Picente e la Comunale per il Centro di Pizzoli. Il corredo funebre apparterrebbe ad una ragazza, adolescente o di giovane età, certamente di famiglia di notabili, forse principi.
    I resti nel monumento sepolcrale a pianta circolare - inquadrabile cronologicamente tra la fase recente della prima età del Ferro e l'età Orientalizzante (prima metà dell'VIII sec.
    a.C.) - è del tipo "a tumulo", di pietre a secco, con un diametro di circa sei metri. L'anello esterno, con accezione fortemente simbolica, è costituito da un margine ("crepidine") realizzato con porzioni rocciose disposte di taglio, a contenere la collinetta artificiale che custodiva la sepoltura. La giovane defunta, di età presumibilmente compresa tra dodici e sedici anni, era distesa, con le braccia distese lungo i fianchi, appena rilassate sul ventre. Il corpo della ragazza era protetto da un tavolato ligneo, andato perduto, che lo isolava e proteggeva, mentre il tumulo di pietre costituiva la struttura interna del monumento, che doveva essere ricoperto da uno strato di terreno vegetale a formare una collinetta dell'altezza di circa m 1,20-1,50 delimitata alla base dal bianco circolo di pietre della crepidine. L'appartenenza della ragazza ad una famiglia certamente "di rango" è comprovata dalla splendida parure con ornamenti e fibule di bronzo, pendagli spiraliformi e giri di collana con perline di ambra, mentre sul fianco sinistro era deposta una fusaiola esagonale di terracotta, tipico attributo di femminilità legato alle attività e al culto domestico. Ai piedi il corredo ceramico, composto di un'unica scodella d'impasto, recuperata in frammenti, mentre ulteriori indizi restituiscono le caratteristiche dell'abito e degli accessori. La parure comprendeva due grandi fibule di bronzo con staffa a disco: una a motivo spiraliforme, fermava il drappeggio delle vesti sulla spalla sinistra; l'altra, posizionata sul petto, con il doppio motivo del triplice cerchio concentrico inciso, qualificava il corredo personale con un grande anello di sospensione e pendagli sempre di bronzo. Sul ventre, a concludere la parure sul pettorale, due probabili pendagli di bronzo, del tipo spiraliforme a fascetta.
    Anellini di bronzo disposti in maniera ordinata e simmetrica sul petto, fermati sul vestito a partire dalla testa verso il bacino, descrivono una vestizione da parata con velo copricapo.
    La stoffa dell'abito, probabilmente lana, a giudicare dalle impronte dell'orditura sulle tracce di organico, poteva essere arricchita da elementi o decorazioni in lamina di cuoio e lacci, a stringere e fermare attraverso i numerosi anellini di bronzo rinvenuti in posizione funzionale. La scoperta è stata effettuata durante la sorveglianza archeologica degli scavi di alloggiamento dell'acquedotto condotti dalla Gran Sasso Acqua S.p.A. Lo scavo archeologico, eseguito sotto le direzione della Soprintendenza per L'Aquila e cratere dal 5 al 7 luglio 2017, è stato condotto dal funzionario archeologo responsabile Vincenzo Torrieri con gli archeologi esterni Daniela Moscianese e Maria Gaudieri incaricati dalla committenza ai fini della sorveglianza dei lavori di scavo per l'installazione dell'acquedotto. Il restauro del corredo funerario è stato affidato al laboratorio aquilano MiMarc, di A. Mignemi, con oneri sostenuti dalla società Gran Sasso Acqua. Il recupero di un corredo funerario così importante si aggiunge a quanto già rinvenuto nelle immediate vicinanze nel 2009-2010, una straordinaria fibula di bronzo di grandi dimensioni, narrante un corteo rituale di un individuo di rango dell'etnia sabina, certamente un "capo", di questo straordinario luogo: crocevia strategico di confine tra Sabini, Vestini e Pretuzi, ai piedi del valico appenninico che collegava i Popoli Tirrenici a quelli Adriatici.
   

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