Vacanze rovinate? Ecco come difendersi

Ritardi e hotel inadeguati i più denunciati a Unione Consumatori

di Daniela Giammusso ROMA

ROMA - Vacanza sognata, vacanza conquistata. Ma se poi, invece dell'albergo a 4 stelle, ci ritroviamo in un B&B? E se passaporto in mano e crema pronta per essere spalmata, si rimane a terra all'aeroporto? Per non parlare di quei ''200 metri appena dal mare'', che li devono aver calcolati con i metri di un marziano se per arrivarci si deve noleggiare almeno un motorino. E poi piscine mai funzionanti, crociere con motonavi anteguerra, parchi gioco mai costruiti (e pensare che avevate scelto quel villaggio proprio per tenere occupati i bimbi), ristoranti sporchi, stanze già ''abitate'' da specie non umane e quella guida che avrebbe dovuto parlare in italiano, ma è da mezz'ora che vi spiega il Partenone in greco quasi antico. Altro che vacanza: per quanto l'abbiate sognata, preparata e, soprattutto pagata, quell'ambita settimana può trasformarsi in un vero incubo. E allora, prima di partire, è bene sapere che tutto ciò ha un nome: Danno da vacanza rovinata. ''Il termine 'vacanza rovinata' - spiega Massimiliano Dona, presidente dell'Unione Nazionale Consumatori - è usato per identificare il danno corrispondente al disagio psico-fisico subito dal turista per non aver goduto pienamente delle proprie ferie ed è ormai riconosciuto da anni come il diritto a ottenere un risarcimento nel caso in cui negligenze o ritardi non abbiano consentito di godere appieno delle proprie vacanze. I disagi più comuni? Ritardi aerei, strutture alberghiere inadeguate e bagagli smarriti''.
    Il risarcimento si può chiedere sia per il tempo di vacanza inutilmente trascorso che per l'irripetibilità dell'occasione perduta e i danni seguiti dal mancato godimento delle ferie, ad esempio stress, anche se più difficilmente quantificabili. Il tutto vale anche per le agenzie viaggi on-line, che il Codice del Turismo ha equiparato a quelle tradizionali. Ma attenzione, l'onere della prova sta al turista. Per farvi valere toccherà aguzzare l'ingegno e trasformarvi un po' in piccoli ''detective''. Prima cosa, quindi, partire sereni ma conservare tutto: ricevute di pagamento, brochure, cataloghi, assicurazioni, in particolare se si tratta di un viaggio tutto compreso. Serviranno a dimostrare cosa vi hanno promesso e fatturato (farete sempre in tempo a buttarli al ritorno). Se disgraziatamente la vacanza non andasse come stabilito, parola d'ordine è ''documentare''. Foto della spiaggia che non c'è, della rampa rotta da cui siete caduti rovinosamente, ma anche fatture di spesa, recapiti e dichiarazioni di testimoni o medici che vi hanno soccorso: sarà tutto utile al ritorno. Rivolgetevi poi ai rappresentanti dell'organizzazione sul posto per segnalare ogni difformità rispetto al contratto di viaggio (è utile precostituire la prova scritta delle lamentele inoltrate).
    ''Una volta rientrati a casa - prosegue Donà - avete 10 giorni lavorativi per inviare un reclamo con richiesta di rimborso a mezzo lettera raccomandata a.r.'', indirizzata all'agenzia di viaggi, al tour operator o alla compagnia aerea (nel caso di un pacchetto, all'organizzatore, non al singolo fornitore di servizi).
    Potete farvi seguire da un avvocato (potete avvertirlo già mentre siete ancora fuori) o mettere in copia l'Unione Nazionale Consumatori o altre associazioni di categoria. Nel caso di un danno causato da malattia di cui ritenete responsabile la struttura, si può chiedere risarcimento anche per il partner se obbligato ad assistervi e quindi impossibilitato anche lui a godere della vacanza. In genere si arriva a un accordo già nella prima fase. Se così non fosse, le strade sono due: per richieste fino a 5 mila euro si pronuncia il Giudice di Pace, altrimenti bisogna rivolgersi al Tribunale civile, con tutti altri tempi.
   

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