Insolite tradizioni di Natale in giro per l’italia

Alla scoperta di riti antichi e feste curiose che celebrano la Natività

di Ida Bini

GUALDO TADINO - Il presepe, il vischio, l’albero illuminato, la calza delle Befana, il suono delle zampogne: sono questi i classici simboli della festa della Cristianità con cui, ovunque in Italia, si celebra il Natale, dall’Avvento all’Epifania. Eppure, in ogni regione, vallate e borghi conservano riti unici e insoliti che si intrecciano con la storia e le tradizioni locali. 

Le celebrazioni del Natale risalgono ai riti propiziatori legati all’inizio dell’inverno: i celti e le tribù germaniche festeggiavano con cortei in maschera il 22 dicembre, giorno del solstizio invernale, mentre i romani commemoravano i Saturnalia con grandi falò in omaggio al sole il 17 dicembre, che per i cristiani divenne poi il giorno della nascita di Gesù. In seguito, sotto il papato di Giulio I, nel IV secolo, venne scelto il 25 dicembre come data in cui festeggiare il Salvatore.

Gli antichi simboli pagani del fuoco e dei cortei in maschera sono sopravvissuti in alcune regioni d’Italia, unendosi alle singole tradizioni religiose. Ecco qualche indirizzo dove scoprire queste manifestazioni folcloristiche uniche e davvero originali.

Nel borgo di Abbadia san Salvatore, in provincia di Siena, a Natale si rinnova il rito del fuoco: l’8 dicembre nella “città delle fiaccole”, come viene chiamato il borgo sul monte Amiata, si predispongono cataste di legna a forma di piramide con cui si costruiscono le “fiaccole”, che vengono poi incendiate la sera del 24 dicembre al suono di antiche melodie e musiche popolari.

Il simbolo pagano del fuoco è presente anche in Abruzzo: a Palena, in provincia di Chieti, si usa ardere tredici piccoli legni, in memoria di Cristo e degli apostoli; a Pescasseroli, nel parco nazionale, si festeggia con la “tomba di Natale”, un grande falò alto più di 10 metri, acceso la sera del 24 dicembre nella piazza della chiesa. Anche in Liguria sopravvive nelle famiglie l’antica usanza di ardere il ceppo di Natale, che anticamente il Doge riceveva dalle genti della montagna e che “spegneva” con vino e confetti. E’ strettamente legata all’Epifania e al fuoco la festa dei boriel, la grande manifestazione folcloristica che coinvolge Goito, vicino a Mantova: un grande rogo di sterpi e paglia, preparato dagli abitanti, viene acceso in piazza per bruciare il fantoccio della Vecchia, rappresentazione pagana del male e dell’oscuro inverno. Mentre arde il falò, la popolazione festeggia, mangiando ceci e bevendo vino caldo; la tradizione vuole che a seconda della direzione in cui il vento sposta le fiamme si possa prevedere un buon raccolto. A Novoli, in provincia di Lecce, si assiste ancora alla grande festa di “Fòcara”, dal 16 al 18 gennaio, in onore di sant’Antonio Abate, patrono della città, che viene anticipata da un mese di festeggiamenti legati al fuoco con eventi, concerti e i preparativi, dall’8 dicembre, della costruzione della grande pira, alta 25 metri, che brucerà per le celebrazioni del patrono. In Sardegna, accanto al fuoco, ci sono altri simboli legati alla tradizione pastorale: il giorno di santo Stefano, protettore dei cani da caccia e da pastore, i proprietari dei migliori amici dell’uomo bruciano con un tizzone il pelo dei loro animali, in modo da formare sulla testa una croce protettiva. C’è anche un’altra curiosità: in provincia di Sassari durante la sagra Sa Pertusitta, Sa Zuada e Su Cabude, che benedice i pani simbolo del mondo dei pastori e dei contadini, si prepara per il pranzo di Capodanno un pane a forma di corona, dal forte senso simbolico e augurale, che il capo famiglia mette sulla testa del primogenito.

Il fuoco è presente anche in alcune regioni del Nord per festeggiare l’Epifania: a Tarcento, in provincia di Udine, si celebra una rievocazione storica di origine celtica: gli abitanti delle diverse frazioni del paese, vestiti in costume trecentesco, si sfidano in una spettacolare corsa di carri infuocati; chiude l’evento il 6 gennaio l’accensione di un falò. In molti borghi del Veneto, invece, la sera prima dell’Epifania la tradizione contadina vuole che si accendano grandi falò, le foghere, che indicano come andrà il raccolto a seconda della direzione del fumo.

Nel Nordest, soprattutto in Trentino, si segue la tradizione mitteleuropea che festeggia il Natale il 6 dicembre, giorno di san Nicola, protettore dei bambini e dispensatore di doni. E’ una tradizione antichissima e la sua festa cade il giorno in cui il vescovo Nicola di Myra, vissuto in Licia tra il III e il IV secolo, visitava le case più povere con la sua sacca piena di regali. La festa si è poi sviluppata nei secoli fino alla tradizionale sfilata dei diavoli Krampus, che oggi si può ammirare nei Paesi di lingua tedesca e nella trentina valle di Tures e Aurina, in provincia di Bolzano: qui, il 7 dicembre, un corteo composto da più di 400 personaggi diavoleschi, i Krampus, sfilano per le vie di Campo Tures con pellicce strappate, zoccoli e raccapriccianti maschere dalle gigantesche corna; seguono la slitta di san Nicolò che, con la sua lunga barba bianca, protegge bambini e passanti. Secondo la leggenda i Krampus, mostruosi esseri per metà uomini e per metà capre, erano ragazzi che usavano una maschera irriconoscibile per depredare i villaggi della valle; incutevano paura e mostravano agli abitanti il loro aspetto più crudele finché scoprirono che il diavolo in persona si era introdotto tra di loro. Fu così che i ragazzi chiesero aiuto al vescovo Nicola, che accettò di soccorrerli, sconfiggendo l’inquietante presenza diabolica. Da allora ogni anno si ricorda l’accaduto con una festa catartica e rumorosa, che dura fino a notte fonda.

Le tradizioni agricole hanno segnato anche il Natale di molti borghi in Molise: l’8 e il 24 dicembre Agnone, in provincia di Isernia, diventa teatro di uno spettacolo unico con gli abitanti del borgo che indossano i tipici costumi agresti del secolo scorso e sfilano per le vie del centro, portando fasci di fuoco e creando danze suggestive.

Anche la tradizionale Befana cambia aspetto in base alle usanze locali: la più originale è quella di Grado, in provincia di Gorizia, dove il 6 gennaio si assiste allo sbarco delle “varvuole”, terribili streghe marine che, secondo un’antica leggenda, la notte dell’Epifania arrivano a Grado a bordo di imbarcazioni di vetro per cercare i bambini cattivi. Ogni anno la città rievoca questo sbarco con decine di streghe che danno il via a lunghi festeggiamenti in laguna.

Il presepe, nato a Greccio nel 1223 per volere di san Francesco, si è diffuso in tutte le regioni d’Italia e presenta numerose versioni originali e suggestive, realizzate in diversi materiali. I più suggestivi sono quelli viventi, realizzati con figuranti e attori che rappresentano la Natività; tra questi, due sono particolarmente interessanti e originali: il presepe di Corchiano, in provincia di Viterbo, e quello di Gualdo Tadino, in Umbria. Il primo è una rappresentazione teatrale realizzata nell’area protetta del monumento naturale delle Forre, impreziosita dalla colonna sonora di Nicola Piovani e dalla voce narrante di Gigi Proietti, che si ammira dal 25 al 27 dicembre e, nell’anno nuovo, l’1, il 5 e il 6 gennaio. Il presepe vivente umbro della suggestiva cittadina di Gualdo Tadino, a ridosso delle Marche, è ospitato nella chiesa di san Francesco ed è la prima Natività emozionale a misura di bambino: a ogni giovane visitatore che entra a vedere il presepe viene consegnato un abito da indossare per poter diventare un protagonista della Natività. Il presepe, realizzato dai frati francescani e aperto tutti i giorni dal 2 dicembre al 15 gennaio, è disposto su 200 metri quadrati di strutture in legno e cartone dipinto, che riproducono fedelmente le case e le botteghe artigiane di un borgo medievale dell’Appennino umbro. La scenografia è attenta a ogni particolare e presenta effetti speciali, come la nebbia, che emozionano e sorprendono. Infine va segnalato che nella cittadina umbra ci sono 48 sagome a grandezza umana che indicano la direzione per giungere in chiesa: le figure rappresentano personaggi contemporanei che, avvicinandosi al presepe, indietreggiano nei costumi fino ai tempi di Gesù. Info: www.presepioemozionale.it

 

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