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Girotonno: Carloforte, U Pàize targato tabarchino

Fondato nel 1738 è uno dei borghi più belli d'Italia

Redazione ANSA

CARLOFORTE, 8 MAG - "Vado a U Pàize", il Paese, dicono in tabarchino gli abitanti di questo splendido borgo marinaro nell'isola di San Pietro, a sud ovest della Sardegna. In carlofortino è l'Uiza, isola-enclave linguistica dove si parla l'antico genovese. Dista poco meno di cinque miglia dall'isola madre ed é l' unico centro abitato dell'isola di San Pietro. Assieme alla vicina isola di Sant'Antioco e diversi isolotti, costituisce l'Arcipelago del Sulcis.
Carloforte è tra i borghi più belli d'Italia. E' stata fondata nel 1738 dai coloni liguri, provenienti dall'isola di Tabarka, vessati dai Bey algerini e tunisini. Fino al 1738 nell'isolotto di Tabarka, sul confine tra Tunisia e Algeria, questi coloni liguri erano dediti alla pesca, commercio del corallo, grano, olio, legname. L'antico nome fenicio di San Pietro era Ynsm, ovvero Isola degli Sparvieri, i greci la chiamavano Hieracon Nesos e i latini Acipitrum Insula.
Qui i coloni ottennero di potersi stabilire dall'allora reggente, Carlo Emanuele III di Savoia, al quale dedicarono una statua nella piazza principale del paese e da cui deriva il nome Carloforte, Forte di Carlo o Carlo il Forte. "Le cronache ricordano la pesante e triste incursione del 1798 con oltre 900 persone prese in ostaggio dai pirati arabi. Fu un vero massacro e uno spoglio di ricchezze. Dal riscatto di questi schiavi ebbe origine il culto della Madonna dello Schiavo, da cui nacque l'omonima chiesa", riferisce Giuseppe Conte, docente e scrittore carlofortino. Fino agli anni '50 i carlofortini che lasciavano la loro isola erano soliti dire: "andiamo in Sardegna". La cittadina vanta un passato glorioso. Fino agli inizi della seconda guerra mondiale dal punto di vista commerciale era il secondo porto dopo Cagliari, caposaldo nel Mediterraneo, contava su una flotta di 150 barche di legno a vela e cinque o sei bastimenti, tutti costruiti nei suoi cantieri navali.
Carloforte ancora oggi è coerente con queste radici e la sua storia. Una storia fatta di uomini di mare, naviganti, artigiani del legno, maestri d'ascia e abili pescatori del tonno che tengono in piedi le tradizioni.