Verdi, a New York i segreti di Otello e Falstaff

Alla Morgan Library il ritorno all'opera 15 anni dopo l'Aida

Alessandra Baldini NEW YORK

NEW YORK - "Non avremmo avuto né Otello né Falstaff se nel 1879 Giulio Ricordi non avesse organizzato un incontro tra Boito e Verdi e se Boito non fosse stato pronto a dedicarsi anima e corpo al più anziano compositore", scriveva cento anni dopo, nel 1979, William Weaver, nel suo "Verdi Companion". Il ritorno di un riluttante Giuseppe Verdi all'opera 15 anni dopo l'andata in scena di Aida nel 1871 è al centro di una mostra alla Morgan Library, la prima negli Usa che mette insieme testi e documenti della propria collezione con quelli degli Archivi Ricordi a Milano.

Organizzata con Bentelsman/Archivi Ricordi, curata da Gabriele Dotto e aperta fino al 5 gennaio, la mostra racconta per la prima volta negli Usa non solo la storia personale del ritorno al teatro del compositore ormai ultra-settantenne, ma anche tutte le fasi della produzione di un'opera: dai contratti iniziali (per Otello Verdi fu pagato 200mila lire, un milione di dollari di oggi) ai libretti e alle partiture, fino al design delle scene, alla scelta del cast, ai costumi (due in prestito dalla Scala), alle istruzioni per i cantanti, fino alla promozione pubblicitaria.

I costumi di scena fanno da cornice al ritratto del compositore anziano di Vincenzo Gemito, ma per lo più sono libri rari, spartiti e lettere che raccontano una storia tutta da leggere e da ascoltare. Brani d'opera accompagnano il visitatore nel percorso che include un diorama del set creato da Giovanni Zuccarelli per la prima romana di Otello al Teatro Costanzi nel 1887. Verdi, dopo l'Aida, voleva pace. Uno dei pregi della mostra è ricordare che a quel tempo gli editori di spartiti come Ricordi non si limitavano a stampare note e libretti, ma mettevano in contatto gli artisti, privilegiavano i loro cantanti preferiti, creavano le scenografie, promuoveranno le prime, controllavano le reputazioni accarezzavano le personalità dei loro protetti.

I tanti i pezzi forti della mostra parlano della riluttanza del compositore a tornare a produrre per il palcoscenico, come una lettera del 1882 alla moglie di Ricordi, Giuditta, in cui la moglie di Verdi, Giuseppina Strepponi, ringrazia per il panettone che ogni anno veniva spedito ai Verdi per le feste. Solo che stavolta, per ricordare che l'Otello era ancora incompiuto, l'impresario aveva inviato una mezza figura del Moro piantato sulla cupola del dolce.

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