Fanum Voltumnae, luogo celeste degli etruschi

In Lussemburgo 1200 reperti frutto di 18 anni di scavo a Orvieto

Marzia Apice LUSSEMBURGO

LUSSEMBURGO - Frammenti marmorei, altari, teste femminili in terracotta, monete, vasi greci, un braccio di grandi dimensioni appartenente a una statua di culto e una base lapidea di statua bronzea, rapinata dai conquistatori romani, la cui lunga incisione in lingua etrusca, databile al 510 a.C., rivela l'esistenza del santuario che gli Etruschi chiamavano "Luogo Celeste". Sono questi gli antichissimi gioielli rivenuti in 18 anni di scavi nell'area di Campo della Fiera di Orvieto (Tr) che saranno protagonisti della grande mostra "Il Luogo Celeste. Gli Etruschi e i loro dei. Il santuario federale di Orvieto" ospitata dal 15 marzo al 2 settembre presso il Musée National d'Histoire et d'Art di Lussemburgo.

La mostra, organizzata dall'Associazione Campo della Fiera Onlus, svela attraverso oltre 1200 reperti mai esposti gli straordinari segreti del "Fanum Voltumnae", il santuario federale della Lega Etrusca dove, come scrive Tito Livio, si riunivano i rappresentanti delle dodici maggiori città per prendere decisioni in comune. Un luogo sacro dedicato al dio etrusco Veltune di incredibile importanza storica, se si pensa che fu l'unico tra i grandi santuari etruschi che fu oggetto di un'intensa opera di ristrutturazione da parte dell'imperatore Augusto. Nell'esposizione, che occupa due piani del museo lussemburghese per una superficie totale di 650 mq, il pubblico seguirà un percorso cronologico volto a documentare attraverso gli oggetti esposti e con l'ausilio di testi in 4 lingue (francese, inglese, italiano e tedesco) il ruolo politico e il significato religioso del santuario nel corso dei secoli. Inoltre con un'introduzione sulla civiltà etrusca e sulla città di Orvieto verrà presentata l'intera area dello scavo, oltre 5 ettari nei quali sono emersi una grande Via Sacra (a cui è dedicata un'ampia sezione della mostra) e quattro templi. Le numerose basi in pietra esposte lungo il percorso testimoniano il saccheggio di oltre 2000 statue bronzee da parte dei Romani, così come viene dimostrata la continuità di culto nel santuario non solo in età romana ma anche in età cristiana, con la testimonianza anche di quella che è stata riconosciuta come la Chiesa di San Pietro in Vetere, databile tra il XII e il XIII secolo.

Dopo la prima tappa in Lussemburgo, l'idea degli organizzatori sarebbe quella di riportare la mostra "a casa", magari proprio a Orvieto. Per farlo però bisogna superare lo scoglio della mancanza di finanziamenti, il più grande problema affrontato durante i quasi vent'anni di scavi. "Il museo del Lussemburgo ha sostenuto gran parte delle spese. Ci piacerebbe portare questa mostra in Italia: se troviamo i finanziamenti è già tutto pronto", spiega all'Ansa la professoressa Simonetta Stopponi, che ha condotto gli scavi ed è presidente dell'Associazione Campo della Fiera Onlus, "in questi anni sono passata dalle biblioteche, dove in genere lavoro, alle sale d'attesa di ogni tipo di ente che potesse finanziare gli scavi. Per fortuna da tempo a sostenerci è la Cassa di Risparmio di Orvieto e speriamo che continui a farlo". "Sono stati 18 anni di scavi, di campagne annuali con ogni volta 100 studenti futuri archeologi provenienti da Italia, Europa e Stati Uniti, di soddisfazioni e delusioni, per scoprire sotto la rupe orvietana una superficie di oltre 5 ettari", prosegue, "ma lo scavo non è finito, c'è ancora tanto da scoprire".

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