Vent’anni di Guggenheim a Bilbao

Viaggio nel museo icona dell’arte contemporanea

di Ida Bini

BILBAO - Blocchi di pietra, fogli di titanio bagnati nello zinco, acciaio e vetro ricoprono il museo Guggenheim di Bilbao, capolavoro dell’architetto canadese Frank O. Gehry. Il maestoso, iconico e seducente Guggenheim si riflette sul fiume Nervión, che attraversa la capitale dei Paesi Baschi, creando un effetto di galleggiamento unico, capace di stravolgere linee, volumi e spazi. Inaugurato a ottobre di 20 anni fa, il museo ha trasformato il volto e il destino della città spagnola e ha cambiato profondamente il modo di progettare musei, al punto che è ancora planetaria la consacrazione di quel progetto così visionario e innovativo che prevede una stretta correlazione tra struttura e territorio, tra arte e spettatore.

Per celebrare il ventennale del museo della Solomon R. Guggenheim Foundation, di cui fanno parte anche New York, Venezia e ora Abu Dhabi, la sede di Bilbao ha organizzato un ricco calendario di eventi: concerti, laboratori d’arte, molti dei quali dedicati ai bambini, giornate alla scoperta di singole mostre accompagnati da esperti e manifestazioni originali come quella del 17 novembre, quando si potrà visitare il museo con il sottofondo della musica di famosi dj internazionali (Art after dark), e del 18 novembre con il festival Dantzaldia, che intratterrà i visitatori con lo spettacolo Press.
Fin dall’inaugurazione il simbolo del Guggenheim di Bilbao è il cane Puppy, la scultura floreale pop di Jeff Koons alta 12 metri, situata all’esterno dell’edificio, oggi affiancata dall’enorme ragno di Louise Bourgeois; fanno parte della collezione permanente opere di grandi artisti d’arte contemporanea: David Salle, Eduardo Chillida, Jorge Oteiza, Robert Rauschenberg, Yves Klein, Willem de Kooning, Mark Rothko, Robert Motherwell, Jean Michel Basquiat, James Rosenquist, Clyfford Still, Antoni Tàpies e Andy Warhol. Tra le mostre temporanee si segnalano “David Hockney: 82 retratos y un bodegón” del ritrattista David Hockney e “Tocar la vista” della designer tedesca Annie Albers; dal 23 novembre l’esposizione “Invierno” dell’artista statunitense Amie Siegel e, dal 5 dicembre, “El arte y el espacio” di Eduardo Chillida.

Oltre alla grande sala senza colonne portanti e alle 19 gallerie espositive che si snodano su tre livelli con un sistema di passerelle sospese curvilinee, ascensori di vetro e torri di scale, va menzionato anche il celebre e stellato ristorante Nerua: il locale, gestito mirabilmente dallo chef Josean Alija, guarda il fiume Nervión e offre esperienze gastronomiche e culturali davvero uniche e insolite.
I pezzi della collezione permanente, le esposizioni temporanee e tutte le attività artistiche del museo hanno contribuito a rendere la città di Bilbao una capitale culturale, un esempio mondiale di trasformazione urbanistica. Da centro industriale degradato Bilbao è diventata una città ecologica all’avanguardia e un’ambita meta turistica grazie alla bonifica del fiume Nervión, al nuovo sistema tranviario lungo le vie e le piazze del centro, alla ciclabile e alla nuova metro con gli ingressi in acciaio e cristallo progettati da Norman Foster (i famosi fosteritos); quest’ultima, tra l’altro, collega l’intera valle e l’aeroporto, firmato da Santiago Calatrava, al casco viejo, il centro storico di Bilbao. Il museo ha dato l’avvio anche alla ristrutturazione di interi quartieri e a nuovi progetti architettonici come la Azkuna Zentroa, ex magazzino di vini oggi trasformato in centro multiculturale firmato da Philippe Starck, o come le Isozaki Towers, la coppia di torri dell’architetto giapponese all’entrata dell’elegante quartiere sopra il Nervión.
La progettazione del museo, dunque, ha cambiato il volto di Bilbao, esattamente come quando, 20 anni fa, il motto del Guggenheim era “L’arte cambia ogni cosa”.

Per maggiori informazioni: www.guggenheim-bilbao.eus

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA