Scontro Federalberghi-Airbnb sul sommerso

Albergatori: metà sono abusivi. Il portale: attacchi frustranti a nuove forme turismo

dall'inviata Cinzia Conti RIMINI

RIMINI - Anche nelle migliori famiglie ogni tanto si alza la voce, si litiga e ci si confronta. E nella grande e "superallargata" famiglia del turismo che ogni anno si riunisce a Rimini per il TTG Incontri, così succede. Subito dopo il taglio del nastro della 53/a edizione, fatto da una molto emozionata Dorina Bianchi, sottosegretario del Mibact con delega al turismo, è Federalberghi a lanciare l'allarme abusivismo nel settore ospitalità e a prendersela in particolare con Airbnb, che ha risposto per le rime parlando di "attacchi frustranti".

Secondo un monitoraggio fatto dagli albergatori, in un giorno di agosto di quest'anno, il portale Airbnb poneva in vendita in Italia 222.786 strutture. "Nel 2009 - dice allarmato il presidente Bernabò Bocca - erano solo 234. Si tratta di una crescita esponenziale alla quale non fa seguito una significativa variazione del numero di attività ufficialmente autorizzate. Infatti le strutture extralberghiere censite dall'Istat erano 104.918 nel 2009, oggi sono a quota 121.984. Il picco è a Roma con 23.889 alloggi e a Milano con 13.200".

"Il sommerso nel turismo - continua Bocca - prosegue indisturbato la propria corsa generando una minor sicurezza sociale e il dilagare indiscriminato dell'evasione fiscale e del lavoro in nero. Il Piano strategico del turismo afferma a chiare lettere la necessità di definire un quadro normativo e regolamentare che contrasti efficacemente il fenomeno dell'abusivismo".

"Dall'analisi delle inserzioni presenti emergono 4 grandi bugie che smascherano definitivamente la favoletta della condivisione. Infatti, non è vero che si tratta di forme integrative del reddito perché oltre la metà (57,7%) degli annunci sono pubblicati da persone che amministrano più alloggi (fino a 366 in alcuni casi). In secondo luogo non si tratta di attività occasionali (il 79,3% sono disponibili per oltre sei mesi l'anno). Poi non è vero che si condivide l'esperienza con il titolare (il 70,2% si riferisce all'affitto di interi appartamenti in cui non abita nessuno). Infine, quarta bugia, le nuove formule non tendono a svilupparsi dove c'è carenza di offerta ma sono concentrate soprattutto nelle grandi città e nelle principali località turistiche".

Ma Airbnb replica agli attacchi: "È frustrante - spiegano all'ANSA dalla sede centrale - anche se non del tutto sorprendente, vedere continuamente attacchi contro nuove forme di turismo che consentono ai cittadini di integrare il proprio reddito e di ampliare il numero di turisti nel nostro paese. Il tipico host di Airbnb in Italia guadagna 2.300 euro condividendo i propri spazi per 26 giorni all'anno. Lo scorso anno sono stati ospitati più di 3,6 milioni di viaggiatori, generando un impatto economico pari a 3,4 miliardi".


   

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