Da Genova all'Irlanda, 10 canzoni per 10 viaggi

di Ida Bini

GENOVA - Da Genova all'Irlanda, ecco 10 canzoni italiane che celebrano 10 luoghi in Italia e nel mondo.

Ragazzo della via Gluck
E’ una vera denuncia ambientalista quella che caratterizza la ballata folk, scritta e interpretata da Adriano Celentano al festival di Sanremo del 1966. Via Gluck, oggi vicino alla stazione centrale di Milano, era la strada dove Celentano viveva con la sua famiglia; nel testo emerge un rimpianto nostalgico di un mondo perduto, quello della sua infanzia e adolescenza, quando la via era ancora poco urbanizzata. Là dove c'era l'erba ora c'è una città e quella casa in mezzo al verde ormai dove sarà.

Via del Campo
Scritta e interpretata da Fabrizio De Andrè nel 1967, la canzone è un omaggio poetico a Genova, città natale del cantautore. Via del Campo è una strada lastricata del centro storico del capoluogo ligure che si perde tra i carruggi del cuore antico della città. Ai tempi in cui fu scritta era una tra le vie più povere e degradate di Genova, dove vivevano i ceti sociali più bassi e le prostitute C'è una graziosa gli occhi grandi color di foglia tutta notte sta sulla soglia vende a tutti la stessa rosa. La musica del brano venne scritta da altri due mostri sacri, Enzo Jannacci e il premio Nobel Dario Fo.

Messico e nuvole
Scritta dal paroliere Vito Pallavicini con Michele Virano e Paolo Conte, la canzone Messico e nuvole è stata interpretata da vari artisti, in particolare da Enzo Jannacci nel 1970, da Paolo Conte nel 1989 e da Fiorella Mannoia nel 2004, che l’hanno riproposta sempre con grande fortuna e successo. Il brano parla di un amore verso una donna che vive in Messico, un amore di contrabbando. L’uomo osserva con malinconia il cielo, pensando al suono di un’armonica e alla donna che vive la faccia triste dell’America.

Roma capoccia
E’ una dichiarazione d’amore di Antonello Venditti a Roma, la città natale, che l’autore descrive nel vecchio e nel nuovo, nel sacro e nel profano, con guizzanti immagini di vita vissuta dei quartieri. Il brano, scritto nel 1972 con il collega Francesco De Gregori per la trasmissione radiofonica Supersonic, regalò subito una grande notorietà al cantautore romano; tuttora la canzone rappresenta, come poche nella storia della discografia italiana, il profondo rapporto emotivo tra Roma e i suoi abitanti.

Napul’è
Scritta da Pino Daniele nel 1977, la canzone è un intimo e sofferto inno d’amore per la propria città, di cui il cantautore napoletano coglie bellezza e contraddizioni, indifferenza e profondità. Il brano ottenne subito un grande successo, testimoniato dal fatto che venne più volte riproposto dallo stesso autore e da altri artisti: toccanti sono le cover di Mina, Gino Paoli e Laura Pausini. Dal 2015, anno della scomparsa del grande cantante e musicista Pino Daniele, inoltre, il brano è diventato l’inno ufficiale della squadra di calcio del Napoli.

California
Scritta da Gianna Nannini nel 1979 con Roberto Vecchioni nell’album America, il brano California segna la notorietà internazionale della cantante senese. E’ una ballata folk dedicata a un Paese che per tante generazioni ha sempre rappresentato il sogno di libertà. Era California, era via di là verso cosa non sapevo ma lo respiravo… Siamo noi la California, siamo noi la libertà.

Firenze
Scritta nel 1980 da Ivan Graziani, personaggio originale e schivo della musica italiana, la canzone Firenze racconta una storia d’amore sfortunata di tre personaggi che vivono per ragioni di studio in una città non loro. La ballata è un dialogo tra il protagonista narrante e Barbarossa, studente irlandese di filosofia, rimasti senza la donna che si contendono; titolo del brano, infatti, è Canzone triste. Testimoni della storia sono l’Arno e Ponte Vecchio.

Il cielo d’Irlanda
Interpretato da Fiorella Mannoia nel 1992, il brano composto da Massimo Bubola è un grande omaggio all’Irlanda e al suo aspetto più caratteristico, il cielo. Dal Donegal alle isole Aran e da Dublino fino al Connemara dovunque tu stia viaggiando con zingari o re, il cielo d'Irlanda si muove con te, il cielo d'Irlanda è dentro di te. E’ una ballata che racconta la bellezza dell’isola verde, della sua luce e della sua potenza paesaggistica.

Primavera a Sarajevo
Presentato al Festival di Sanremo del 2002 da Enrico Ruggeri, Primavera a Sarajevo è un brano folk balcanico, scritto con la moglie Andrea Mirò, che racconta una storia d’amore ambientata nella città bosniaca, devastata dalla guerra degli anni Novanta. E’ un messaggio di speranza, di primavera appunto, tra i tormenti della città. C’è ancora sole a primavera, ti porto sopra la collina e tu verrai. Sopra Dobrinja, dopo Nedzarici, ci sono fiori dedicati a noi.

Vieni a ballare in Puglia
Pubblicato nel 2008 dal rapper Caparezza, il brano è stato un vero tormentone per molte estati; in realtà dietro l’apparente positività dell’invito al ballo, è una denuncia di alcuni temi scottanti, come le morti bianche sul lavoro, avvenute nella città di Molfetta, l’inquinamento ambientale che affligge Taranto e lo sfruttamento degli extracomunitari nei campi della Puglia. Famoso è anche il video, girato tra Egnazia, Fasano e Alberobello.

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