Fungaie Roma, le grotte che stregarono Scorsese

Vi girò scene Gangs of New York. Da lì 900 kg prataioli a giorno

di Emanuela De Crescenzo ROMA

ROMA - Negli anni '50-'60 erano decine, oggi a Roma ne sono rimaste soltanto due di fungaie in grotta o meglio nelle gallerie di pozzolana. Una delle due fungaie appartiene alla famiglia Barillà che ha la sua sede all'interno del Parco della Caffarella, immerso nel grande parco regionale dell'Appia Antica, ed anche l'altra azienda è nella stessa zona.

Quando si varca il cancello dell'azienda in via dell'Almone al civico 6, bastano pochi passi e si entra in un mondo irreale: gallerie altissime, pareti bianche, buio pesto e squarci di luce che filtrano dall'esterno, un silenzio irreale, un piacevole tepore, e in terra dovunque balle di terra con dentro funghi e chilometri di tubi di plastica per l'innaffiamento. Alle pareti luci al neon da accendere per consentire agli operai di lavorare, innaffiare, seminare, raccogliere e pesare.

Gallerie che vanno avanti per chilometri, tutte apparentemente uguali, un dedalo di percorsi che forma, per i non esperti, un labirinto difficilmente espugnabile. Un luogo affascinante e forse per questo scelto spesso come set cinematografico: qui girò alcune scene di Gangs of New York il regista Martin Scorsese. "Non abbiamo nessuna foto di scena - spiega Antonia Barillà - perché Scorsese non voleva assolutamente essere disturbato mentre girava. Attaccati alla telecamera aveva due specchietti retrovisori per assicurarsi che nessuno si avvicinasse". A cominciare l'attività negli anni '60, dopo aver maturato una esperienza decennale, fu Giuseppe Barillà, emigrato a Roma dalla Calabria. All'epoca per la coltivazione dei funghi veniva utilizzato il letame equino proveniente dal vicino ippodromo delle Capanelle. Ora si occupano dell'azienda i figli Antonia e Paolo Barillà ed il nipote 28enne Matteo Acamfora che lì in via dell'Almone riescono a produrre una media di 800-900 chili al giorno (con picchi che arrivano anche ad una tonnellata e mezzo) per tutto l'anno, di champignon bianchi, anche se la famiglia preferisce chiamarli all'italiana ovvero prataioli bianchi.

Nelle cavità dentro la terra, infatti, non esiste stagione perché la temperatura è sempre costante, oscilla tra i 17 ai 18 gradi. "Nelle grotte di pozzolana - dice con orgoglio il 28enne - riusciamo ad ottenere prodotti molto superiori ai funghi coltivati nei capannoni".
Il ciclo produttivo completo, ovvero dalla semina alla raccolta dei funghi, è di 21 giorni. Poi i funghi vengono pesati, messi in cassettine di plastica (in passato erano di legno), di 3,2 chili e divisi in tre tipologie: piccoli, grandi e 'sgambati' cioè puliti. A quel punto sono pronti per essere messi sul mercato. "La maggior parte vanno ai mercati generali di Guidonia - spiega Antonia Barillà e ai ristoranti e pizzerie di Roma, dove vengono distribuiti da quelli che a Roma si chiamano 'mozzarellari' perché per tradizione vendono all'ingrosso mozzarelle insieme ai funghi. Quello che rimane viene venduto qui in azienda al dettaglio".

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