Un antiquario alla Reggia di Caserta

In mostra la collezione Lampronti. Sgarbi, Italia ghetto culturale

Luciano Fioramonti Caserta

   REGGIA DI CASERTA - La Betsabea al bagno di Artemisia Gentileschi, i volti e i tagli di luce dei caravaggeschi napoletani e romani, le grandi tele di Mattia Preti, Canaletto, il Cavalier d'Arpino, Salvator Rosa, Domenichino, Luca Giordano.  E poi ancora uno spazio interamente dedicato a Gaspar Van Wittel, vedute, paesaggi, nature morte e la straordinaria galleria di porti del Regno delle Due Sicilie realizzate da Jakob Philipp Hackert per il re Ferdinando IV di Borbone: le meraviglie della pittura del Seicento e del Settecento si stagliano nelle stanze sfarzose della Reggia di Caserta che apre per la prima volte le porte a un antiquario di lungo corso.

La mostra "Da Artemisia ad Hackett", aperta fino al 16 gennaio 2020 con il coordinamento di Vittorio Sgarbi, è la sfida raccolta da Cesare Lampronti accettando l'invito della straordinaria sede espositiva a mostrare le perle preziose frutto di una attività che lo impegna da 58 anni. Il settantasettenne Lampronti, esponente della terza generazione di una storica famiglia romana di antiquari, comprò non ancora maggiorenne la prima opera a New York. La rassegna di Caserta è il racconto -fatto attraverso 116 dipinti- di una caccia ai tesori dell'arte senza tempo, ma anche la certificazione dell'impossibilità di continuare questo lavoro in Italia, tanto che nel 2012 l'antiquario ha lasciato la sua storica galleria in via del Babbuino per trasferirsi a Londra.
     "Non è questione di questo o quel ministro - spiega -. L' esperienza mi ha insegnato che il ministro non conta nulla. L' ostacolo insormontabile è la burocrazia, i responsabili degli uffici che sbarrano la strada alla circolazione delle opere con vincoli, autorizzazioni, notifiche pareri e tasse". Lampronti rivendica con orgoglio il merito di aver riportato in Italia più di dodicimila dipinti di autori italiani ma non nasconde l'amarezza. "La direttrice della Reggia, Tiziana Maffei -osserva- ha avuto coraggio a ospitare un 'mercante nel tempio'. Vorrei che questa mostra fosse il primo passo di una strada nuova in cui istituzioni e antiquari non siano più considerati come cani e gatti. L'antiquario che seleziona e valorizza le opere per i collezionisti non è un semplice mercante ma svolge un ruolo culturale importante".
    Vittorio Sgarbi interviene con la sua solita verve: "Lampronti con animo nobile si è esposto al rischio di uno Stato che non capisce che le opere d'arte sono beni universali e limita attraverso vincoli e notifiche il commercio d'arte rendendo l'Italia un ghetto di intollerabile minorità culturale", sottolinea il critico. Oggi tutto avviene a Londra e New York, aggiunge, "dove le opere italiane circolano e nel 90% dei casi vengono acquistate da italiani e portate in patria. Difficile immaginare uno Stato fascista prima e comunista oggi che toglie all'antiquario la possibilità di muoversi. Speriamo che questo governo se ne vada presto e che gli antiquari tornino uomini liberi". Sgarbi ribadisce che "il rapporto tra pubblico e privato è stato frainteso. Devono esserci vincoli di conoscenza non di polizia. L'importante è che lo Stato abbia il diritto di prelazione sulle opere". Lampronti lascerà un segno tangibile del suo passaggio donando alla Reggia due opere della sua collezione, il Martirio di Sant'Agata di Salvator Rosa del '600, e il Ritratto del Cardinale Antonelli, un olio su ardesia del 1761 di Pompeo Batoni.

Tra di dipinti selezionati per questa mostra ce n'è però uno che offrirà un'occasione unica: una sala è dedicata alla grande Veduta del Porto di Salerno di Hackert, trovata a Londra, che è il tassello mancante dei 16 Porti del Regno delle Due Sicilie che fanno parte del Patrimonio della Reggia e che possono essere quindi ammirati finalmente al completo. La direttrice Maffei ha parlato di una "collezione raffinata che rivela il gusto acuto dell'antiquario e del collezionista" rimarcando che ogni appuntamento è l' occasione "per rileggere le nostre collezioni". Così come è interessante osservare, ha aggiunto, quanto la pittura del paesaggio di Vanvitelli padre abbia influito su Luigi Vanvitelli, il pittore e architetto che progettò la Reggia e il suo magnifico scenario.
   

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