Simone Leigh conquista New York

Sua la Mammy sulla High Line. Sue opere in mostra al Guggenheim

Elisabetta Stefanelli NEW YORK

NEW YORK - Le donne, la ceramica, l'etnografia, il nero e il politicamente scorretto per dire attraverso l'arte quello che non era mai stato detto prima. Raccontare momenti della storia mai illuminati, come le rivolte del carcere di Brooklyn negli anni Settanta, e l'arresto di Debbie Africa, nera, incinta di otto mesi, che partorì di nascosto in carcere.
    Oppure parlare dell'organizzazione segreta United Order of Tents fondata da alcune infermiere di colore nel 1840 che assistevano i lavoratori che stavano costruendo la ferrovia. O ancora, semplicemente la grande gonna rigonfia delle 'mammy', come quella, celebre di Via Col Vento, con la domestica che veniva anche doppiata nella versione originale con l'accento così poco politicamente corretto. Sono alcuni degli spunti del lavoro di Simone Leigh, artista donna, nera, nata nel 1968 a Chicago da genitori giamaicani (ora vive a New York) e laureata in filosofia, che sta conquistando prepotentemente la scena dell'arte americana per diventare una vera e propria star. E' diventata ceramista per hobby e, in una recente intervista, ha confessato: "Non ho mai pensato di diventare un'artista 'in voga' ma mi rendo conto che il mondo dell'arte sta cambiando e in meglio. Il successo che stanno riscuotendo gli artisti di colore è più una rettifica che una moda, ma è qui per rimanere".
    Una rettifica che il mondo dell'arte Usa sta mettendo in atto anche nei confronti delle donne che spesso sono rimaste nei magazzini dei musei. Simone, donna e nera, incarna entrambe le categorie emergenti e non a caso è stata scelta una sua bellissima, enorme, quanto emblematica opera 'Brick House', per la nuova 'piazza' di New York, quella che si apre sulla High Line, il parco lineare della grande mela realizzato su una sezione in disuso della ferrovia sopraelevata chiamata West Side Line. Trasformato da rettilineo in uno spazio aperto che riproduce il concetto di piazza europea. L'ultimo pezzo dell'High Line, il terzo, ha aperto il 5 giugno e si chiama 'The Spur' (Lo sperone): al centro la grande statua che raffigura una 'mammy', una caricatura della donna afro-americana. Simone Leigh ci ha messo oltre due anni per realizzarla: raffigura una donna nera alta oltre cinque metri, che affonda nella sua casa-gonna, tutto in ceramica nera. Ma in questo momento l'artista, dopo aver vinto il premio Hugo Boss 2018 (nel 2019 Guggenheim Fellowship), è anche protagonista al Guggenheim di una piccola personale, che oltre alle meravigliose statue di donne in ceramica nera- spesso con gonne di paglia -, contiene anche alcune opere multimediali caratteristiche di questa artista. Un video e una parete sonora, sempre ispirate da temi sociali e della condizione femminile che sono al centro della sua ricerca che saranno visitabili fino al 27 ottobre. Lei che ha creato nel 2014 anche la Free People's Medical Clinic, un progetto di pratica sociale con Creative Time. Ma Simone Leigh è anche tra gli artisti di punta delle Biennale 2019 del Whitney Museum, curata da Rujeko Hockley e Jane Panetta. Una Biennale che punta molto sui giovani, con pochissimi artisti bianchi, che ha fatto molto parlare di se'.
    Rimarrà aperta fino al 22 settembre.
   

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