La Milano dei Baustelle

Francesco Bianconi racconta ad ANSA Viaggiart la città ''più europea d'Italia''

Davide Campione

MILANO - Tra Francesco Bianconi, autore e cantante, con Rachele Bastreghi, dei Baustelle, e Milano, la città dove vive da quasi 20 anni, il rapporto è quasi simbiotico. I luoghi, l’immaginario e le atmosfere della città tornano spesso nei pezzi del gruppo, tanto in classici come ‘Un Romantico a Milano’ quanto in brani più recenti come l’ultimo singolo ‘Jesse James & Billy The Kid’. “Milano è il mio panorama consueto”, spiega all’ANSA Bianconi, talentuoso e tenebroso maestro della canzone italiana, 'pop' nel senso più nobile del termine. Fin dal disco d'esordio, la musica dei Baustelle si è imposta per una raffinata (ed unica) miscela di cantautorato, echi morriconiani, atmosfere alla Serge Gainsbourg, ritornelli '60's ma anche trame elettroniche ed innovative. Da quell'esordio sono passati quasi 20 anni e altri 10 album, l'ultimo dei quali è 'L'Amore e La Violenza vol. 2' che la band porterà in molte città d'Italia nel tour estivo che partirà il 13 luglio, da Brescia. Nel corso di questi anni, Bianconi ha scritto due romanzi (ambientati a Milano, manco a dirlo), sfilato per Gucci, composto canzoni di successo e colonne sonore, vinto il premio Tenco ed è finito perfino in una striscia di Topolino. La voce dei Baustelle è insomma un personaggio dalle mille sfumature, colto e ironico, che all'ANSA racconta una Milano molto personale e molto baustelliana, fatta di spazi artistici e musei, di ristoranti pugliesi e ramen bar deliziosi, di parchi dove potreste incontrarlo e di piccole pasticcerie dove poter leggere e scrivere in pace.


Cos'è per te Milano? “E’ la città in cui vivo, dove trascorro buona parte del mio tempo. Milano è, di conseguenza, il mio panorama consueto: di scrittore, di compositore, di essere umano. Apro la finestra e la vedo, la prima cosa che se mi va di raccontare qualcosa racconto è lei”.

La città ritorna spessissimo nelle tue canzoni: in ‘Un romantico a Milano’, ad esempio, citi i Navigli, Brera, la Scala. “E’ bizzarro, ma i luoghi citati nella canzone non sono poi tanto i miei preferiti. Sono nominati in quanto luoghi stereotipo e quel brano è in fondo una grande presa in giro: del mito dell’artista bohémien, della mania di rievocare il passato parlandone sempre come modo temporale superiore al presente, di Bianconi stesso, il provincialotto che arriva dalla campagna (è nato a Montepulciano, ndr) a cercare Parigi in Piazza Duomo. Ma non l’ha capito nessuno, che un po’ scherzavo, e ancora credono che davvero mi piaccia definirmi romantico...”

Il video di quel brano omaggiava il cinema francese, mentre quello dell'ultimo singolo ‘Jesse James & Billy The Kid’, racconta una città dove si sfidano bande di italo-latini. “L’idea era di cercare di essere più contemporanei che retrò, cercando di raccontare una Milano suburbana che esiste e che è diventata ormai lo sfondo topico di gran parte delle storie raccontate dall’hip-hop”.

Milano è al centro anche dei tuoi due romanzi, Il ‘Regno Animale’ e ‘La Resur-rezione della Carne’, dove, in un futuro prossimo, la città viene addirittura in-vasa dagli zombie. “Adoro gli zombie e quel libro racconta una piccola storia tragica ambientata in un futuro molto prossimo in cui quello che conta sembra essere soltanto il cosiddetto “food”.

Anche il tuo prossimo libro sarà ambientato qui? “Mi piace scrivere in prosa, ma mi fa paura. Scrivere di una cornice che si conosce, come la propria città, è più rassicurante che inventarsi una Terra di Mezzo, quindi, sì, c’è buona probabilità che torni Milano a far da fondale”.

Talvolta emerge anche Roma nella vostra musica: come vedi la situazione del-la Capitale rispetto a Milano? “Mi dispiace per Roma, ma Milano in questo momento stravince. Vedo una città viva, con la gente che esce la sera, perché si organizzano cose e quasi tutte sono interessanti. Sono sempre stato critico nei confronti di questa città: adesso, maledizione, la trovo bellissima. L’unica città europea d’Italia”.

Se dovessi immaginare un itinerario baustelliano di Milano, da dove partirebbe? ”Più baustelliano dell’Isola a Milano non c’è niente. E’ il mio quartiere. Partite da lì, quindi, che magari mi incontrate al parchetto. Attenzione che mordo, però”.

Dal punto di vista artistico quali mete suggeriresti ai lettori dell’ANSA? “Assolutamente la Fondazione Prada, che rappresenta il nuovo, ma anche il Museo di Storia Naturale, che è invece un luogo antico e magico. L’ideale per i pomeriggi piovosi. Ci abbiamo scritto una canzone che si chiama “Diorama”.

Qual è il quartiere o la zona che preferisci per andare bere o mangiare? “Mi piacciono l’Isola e Porta Venezia: all’Isola direi Bar Bah e Botanical, per mangiare Super Ramen, un giapponese non-sushi buonissimo (prendete il menu degustazione, è da stella Michelin), Brigitte Sushi Corner se volete il sushi, L’Isola del Gusto da Pino il cinese, La Cantinetta di Luca in piazza Archinto, l’Osteria da Tomaso e la pizzeria La Fontana se volete fare vita di quartiere e spendere il giusto, Cherry Pit per fare colazione e leggere e scrivere in pace. A Porta Venezia c’è anche più scelta: segnalo un ristorante pugliese in cui ho mangiato molto bene che si chiama Olio, un forno nuovo che si chiama Egalité, dove fanno baguette vere francesi e pure l’aperitivo, e gli evergreen Bar Picchio e Rosy e Gabriele, dove ti fanno da mangiare anche a notte fonda”.

Ultima domanda: qual è stato il viaggio più bello che hai fatto e qual è quello che ti piacerebbe di più fare? “Il viaggio più bello un Montepulciano – Castiglione della Pescaia con la motocicletta Honda di mio padre, a diciott’anni. Quello che vorrei fare? Al momento andare in California con la mia ragazza, ma anche visitare un monastero tibetano. Il più coraggioso sarebbe di sicuro fare un giro da solo, anche breve ma con la torcia, dentro i miei luoghi oscuri”.

Info: baustelle.it

 

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