Imperatore, la mia Napoli tra sacro e profano

Con l'autore sui luoghi del romanzo 'Aglio, olio e assassino'

di Mauretta Capuano NAPOLI

NAPOLI - L'eterna lotta tra luce e buio, male e bene, violenza e solarità. Il conflitto che Napoli si porta dietro dalla notte dei tempi è l'anima del nuovo romanzo di Pino Imperatore, 'Aglio, olio e assassino', pubblicato da DeA Planeta, in cui questa doppia faccia si rispecchia anche nello stile, che unisce il tragico al comico in una miscela molto originale, e dove a risaltare è soprattutto la commistione tra sacro e profano. 

"Napoli è complessa, contraddittoria. Ogni volta che qualcuno ha tentato di inquadrarla in una cornice la città lo ha smentito un attimo dopo, diventando qualcos'altro. E' una città camaleontica, in cui è difficilissimo vivere, ma anche bellissimo. Ha in superficie una vita brulicante e nel sottosuolo un altro mondo" dice all'ANSA Imperatore. Questo poliziesco umoristico è ambientato in una delle zone più belle e affascinanti di Napoli, Mergellina e Posillipo perchè sono tra i posti  "in cui c'è la massima commistione tra sacro e profano, una fusione indissolubile" spiega lo scrittore in un giro alla scoperta dei luoghi in cui si svolge la storia. Dalla Chiesa di Santa Maria di Piedigrotta con la Madonna lignea detta dello Scarponcino a cui sarebbe collegata la fiaba di Cenerentola, alla Piazzetta del Leone,  a piazza Sannazzaro con al centro la fontana della sirena con il braccio sinistro alzato "come se volesse abbracciare l'intera città" spiega lo scrittore che è nato a Milano da genitori emigranti napoletani ma è tornato a Napoli a un anno e mezzo, dove è dirigente al Comune, e ora vive ad Aversa.

A Mergellina si trovano l'immaginaria premiata trattoria Parthenope, tutta in tufo, gestita da Francesco, detto Nonno Ciccio, e dal figlio Peppe Vitiello, e di fronte al locale il nuovo commissariato di polizia, che lo scrittore immagina in uno dei palazzi circostanti, dove lavora l'ispettore Gianni Scapece, scapolo incallito e amante della buona cucina, appena tornato a Napoli. Con il commissario dalla faccia da duro, Carlo Improta, Scapece e i due maestri della cucina napoletana formano un'imbattibile quartetto investigativo alle prese, nelle settimane che precedono il Natale, con un assassino seriale che condisce le sue vittime con aglio, olio e peperoncino.

L'autore di 'Benvenuti in casa Esposito' e 'Bentornati in casa Esposito', diventato uno spettacolo teatrale e di cui sono stati acquisiti i diritti da Cattleya per farne una fiction o un film, in questo nuovo libro si misura per la prima volta con un giallo dalle "sfumature noir e pennellate rosso peperoncino" come dice lui stesso, dove a far da guida sono simboli, leggende e miti che diventano le piste da percorrere per scovare l'assassino. Molte le espressioni napoletane usate per rendere più veri i personaggi d'invenzione, ma che prendono spunto dalla realtà.

Al Parco Vergiliano a Piedigrotta, dove tutto il frastuono della città si attutisce, posto magico in cui sono conservate le spoglie di Leopardi e dove c'e' l'ingresso alla Crypta neapolitana, l'ispettore Scapece viene a meditare sulle indagini e Peppe Vitiello deposita davanti all'ara dedicata a Leopardi una stella di Natale. "La simbologia è molto importante nelle indagini e la tomba di Leopardi è piena di simboli: la croce latina, il serpente uroboro che si morde la coda, l'alloro, la quercia, la farfalla" racconta l'autore. Ma il posto principale del romanzo è la Chiesa di Santa Maria del Parto dove l'assassino trova ispirazione per i suoi delitti. Qui c'è il Mausoleo di Sannazzaro, dove il sacro e il profano raggiungono il massimo della mescolanza e Apollo e Minerva si trasformano in Davide e Giuditta. Ma soprattutto dove si trova il San Michele Arcangelo di Leonardo da Pistoia, popolarmente noto come il Diavolo di Mergellina, della prima metà del XVI secolo. Un dipinto, forse l'unico in cui il demonio assume le sembianze di una donna, che la leggenda vuole sia legato a una storia di passioni e sortilegi. Il romanzo diventa così, a sua volta, uno stimolo per andare alla scoperta di leggende e misteri.

"In questo caso si racconta che il vescovo Diomede Carafa fece ritrarre, su suggerimento di un esorcista, l'arcangelo con il suo volto e al posto del diavolo trafitto una donna, la nobile Vittoria d'Avalos, della quale si era invaghito in seguito a una pozione e alla quale voleva resistere" spiega Imperatore,  che associa a una scrittura forte, materica una leggerezza calviniana. "Il giallo per me è una sfida. Questo libro è diverso dagli altri perchè c'è l'elemento del mistero e mi piacerebbe un film" dice lo scrittore che sarà in tour con il romanzo in tutta Italia, il 20 giugno a Roma. Anche nei suoi libri precedenti, compreso 'Allah, san Gennaro e i tre kamikaze' Imperatore ha legato le tematiche più tragiche alla comicità.
   

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