A Carano il museo popolare che racconta la montagna

Redazione ANSA

CARANO - "Sarebbe stato un peccato se questo casolare del '300 fosse stato destinato a uso turistico, magari tramutato in quattro o cinque appartamenti moderni". Inizia così il suo racconto Claudio Delvai, albergatore di Carano, nel cuore della Val di Fiemme, e vera e propria icona del piccolo paese trentino.
"Anni fa - prosegue - l'amministrazione fece propria Casa Begna a suon di normative e, dopo un paio d'anni di "Nirvana", mi chiesero di prendermene cura: iniziammo a rimettere a nuovo la struttura, una vera e propria ristrutturazione fatta dai professionisti del posto, così da lanciare il tanto desiderato progetto del museo. Dopodiché - racconta Delvai - accadde quello che pensavo: spontaneamente la gente del posto iniziò a portarci oggetti, utensili, mobili e suppellettili varie tipici del posto e utilizzati dalle generazioni passate. In poco tempo abbiamo ricreato un ambiente esattamente identico a quello di un secolo fa".
Il Museo Popolare della Gente di Carano espone di tutto: dagli abiti dell'epoca a giacche e sottovesti, dai telai in legno alle pentole di rame per l'acqua calda, dalle slitte tipiche del territorio montano agli attrezzi atti a costruirle. "Non abbiamo fondi a sufficienza per promuovere il nostro museo in giro per l'Italia - ammette Delvai - ci limitiamo a partecipare a un evento annuale organizzato dal museo di San Michele, un gioiello per la valle; per il resto andiamo avanti attraverso il volontariato e ci autofinanziamo grazie alla cena conclusiva della consueta Festa dei Carri, un'altra iniziativa volta a non dimenticare una prassi antica, quella del trasporto del fieno sui calessi trainati dai cavalli".
"Ora - conclude il curatore del museo - la montagna rispecchia ciò che cerca chi fugge dalla città: benessere, verde, relax. Una volta era la città a richiamare la gente del posto perché piena di opportunità. Alla luce di questo, abbiamo organizzato una mostra chiamata Izzamaif (il contrario di Fiamazzi, gli abitanti della Val di Fiemme), che presenta proprio l'antitesi fra le abitudini dei grandi centri abitati e i piccoli paesini di montagna come il nostro".

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