Borromini, un genio ancora moderno

Dall'11/12 le celebrazioni 350 anni morte, mostra e convegno

Redazione ANSA ROMA

ROMA - Provocatorio, inquieto, indiscusso protagonista del Barocco romano e ancora oggi capace di esercitare una profonda influenza sugli architetti contemporanei, Francesco Borromini è al centro di una serie di iniziative per i 350 anni dalla morte. Dall'11 dicembre prenderanno il via un convegno internazionale, una mostra dei suoi straordinari disegni, visite e lezioni in chiese e palazzi da lui progettati, un concorso fotografico, la Messa a tre cori a Sant'Ivo alla Sapienza, eventi messi a punto grazie alla collaborazione di numerose istituzioni: Musei Vaticani, Accademia di San Luca, Facoltà di Architettura dell'università La Sapienza, Maxxi, Accademia di Belle Arti di Roma. Presentato oggi alla stampa, il programma delle celebrazioni consente di sviscerare una volta di più quella che, ha detto la direttrice dei Musei Vaticani Barbara Jatta, rimane "una figura chiave dell'architettura seicentesca, capace di costituire, seppur attraverso i secoli, un modello per generazioni di architetti".

Grazie a uno dei maggiori esperti di Borromini, Paolo Portoghesi, le diverse iniziative saranno infatti in grado, proprio perché realizzate da rilevanti istituzioni italiane e romane in sinergia tra loro, di mettere a fuoco i vari aspetti della lunga attività borrominiana, che ha contribuito a cambiare il volto della città eterna. "La fortuna e la sfortuna di Francesco Borromini si sono alternate nel tempo", ha spiegato Portoghesi ricordando le vicissitudini che ne hanno accompagnato la morte, avvenuta per suicidio il 3 agosto 1667, dopo quasi un giorno di agonia. Un gesto che si spiega nell'inquietudine che ha sempre accompagnato la vita di un maestro spesso non compreso, a partire da papa Alessandro VII, che lo considerava "un architetto gotico" e, come era già più volte accaduto, gli preferiva l'eterno rivale Gian Lorenzo Bernini.

Per l'architetto originario del Canton Ticino, già da 40 anni attivo a Roma, nei cantieri più importanti della città, a fianco di Maderno e dello stesso Bernini, il non poter più lavorare fu l'ennesimo affronto e decise di togliersi la vita. Bisogna aspettare il XVIII secolo per "assistere a un revival" del Borromini, prosegue Portoghesi, quando la sua lezione si rinvigorisce e torna a incidere, soprattutto negli elementi decorativi, sui progetti architettonici di maggior respiro. L'affermarsi del Neoclassicismo lo vede di nuovo messo in ombra, in quanto accusato di "essere il grande corruttore della regola classica con le sue invenzioni capricciose", ma alla fine dell''800 Borromini torna a essere universalmente rivalutato, dal momento che in lui si individuano "i semi dell'architettura moderna".

E' in particolare quell'inquietudine infusa in ogni progetto, ha osservato Portoghesi, a farne un punto di riferimento persino per archistar del calibro di Frank O. Gery o Zaha Hadid. "Borromini - ha detto - non negava il valore della tradizione classica, era persino considerato da alcuni il più vitruviano degli architetti del suo tempo. Era però il sostenitore di una libertà che si conquista, al limite della licenza. Quindi, la sua era una libertà difficile". Il convegno internazionale 'Francesco Borromini 1599-1667' si svolgerà dall'11 dicembre nelle tre sedi dell'Accademia di San Luca, dei Musei Vaticani (il giorno 12) e dell'università La Sapienza (il 13), mentre la mostra 'Francesco Borromini. I disegni della Biblioteca Vaticana' sarà inaugurata il 12 dicembre ai Vaticani.

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