8 marzo: Frida Kahlo e le altre, quando l’Arte è donna...

Omaggio a chi ha raggiunto la notorietà lottando contro discriminazioni e pregiudizi sociali

BOLOGNA - Pittori, scultori, artigiani, committenti, collezionisti: sono gli uomini, da sempre, i più attivi e presenti in campo artistico. Eppure esistono pittrici e scultrici che anche nel passato hanno raggiunto la notorietà, lottando contro le discriminazioni e i pregiudizi sociali. Tuttavia è soprattutto da metà del Novecento che le donne hanno avuto la possibilità di esprimersi liberamente grazie all’emancipazione sociale; da quando possono affermare, come fece pubblicamente la pittrice americana Alice Neel, che “all’arte non interessa se sei una donna o un uomo. Una cosa che devi avere è il talento e devi lavorare come un matto”.

Lavinia Fontana
Scandalosa e tenace, la pittrice e scultrice Lavinia Fontana, nata a Bologna nel 1552, accettò di sposarsi a condizione di poter continuare la carriera artistica; lo sposo, Giovan Paolo Zappi, divenne il suo assistente, affrontando i pregiudizi dell’epoca. Considerata una protofemminista anche per la libertà di affrontare soggetti all’epoca “scomodi”, tra cui il nudo maschile e femminile, la pittrice acquistò presto fama come grande ritrattista, distinguendosi per l’accuratezza dei particolari. Lavorò per papa Gregorio XIII, che le commissionò tele religiose, ma diede vita anche a opere mitologiche; famoso è il dipinto Minerva in atto di abbigliarsi, oggi esposto alla Galleria Borghese di Roma, in cui la dea vergine è sorpresa nuda nell’atto d’indossare il manto mentre guarda maliziosamente verso lo spettatore.

Artemisia Gentileschi
La pittrice di scuola caravaggesca Gentileschi, nata a Roma nel 1593, è stata la prima artista ad affermarsi nel panorama artistico e a imporsi con le sue opere e la sua figura di donna impegnata e indipendente. Le sue opere sono caratterizzate da un rigore formale e da forti accenti drammatici, spesso caricati di effetti teatrali. Soltanto negli anni Settanta del secolo scorso Artemisia Gentileschi divenne un simbolo del femminismo internazionale, con numerose associazioni e circoli a lei intitolate, per la notorietà del suo lavoro artistico e per le molteplici difficoltà e pregiudizi incontrati nella sua vita, segnata anche da uno scandaloso processo per stupro.

Elisabetta Sirani
La talentuosa artista Elisabetta Sirani, nata a Bologna nel 1638 dove era attiva una prolifica officina di artiste donne, potè esprimersi efficacemente grazie alla protezione del padre, affermato pittore e primo assistente di Guido Reni. La sua tecnica, inconsueta per il tempo, tratteggiava i soggetti con schizzi veloci e li perfezionava con l’acquarello. Sprezzante dei pregiudizi, eseguì una parte delle proprie opere in pubblico e alla presenza dei suoi committenti, tra cui la famiglia Medici e la duchessa di Parma. La sua prematura morte, ad appena 27 anni, è ancora avvolta nel mistero: pare, infatti, che l’artista venne avvelenata e i sospetti caddero su una giovane e gelosa discepola e sul padre, invidioso del suo successo.

Angelika Kauffman
Pittrice e musicista svizzera, nata a Coira nel 1741, la Kauffman era specializzata nei ritratti di teste coronate e nei soggetti storici. Grazie all’aiuto del padre viaggiò molto e si interessò sempre al mondo delle belle arti per compensare una vita sentimentale infelice; infatti si sposò per necessità nonostante fosse segretamente innamorata, ma non corrisposta, dello scrittore e poeta Wolfgang Goethe. A Londra fu l’unica donna tra i fondatori della Royal Academy of Arts, importante istituzione artistica e fucina di grandi talenti.

Séraphine Louis
Nata nella cittadina francese di Arsy nel 1864 e cresciuta in una famiglia molto povera, Séraphine Louis fece a lungo la cameriera a Senlis. A 42 anni, dopo numerose vicissitudini e sofferenze, si avvicinò alla pittura, iniziando a dipingere tele con scene floreali. Il suo talento fu notato dal collezionista presso cui lavorava, che cominciò ad acquistare i suoi dipinti, lanciandola nel mondo dell’arte. Per un periodo breve conobbe fama e benessere ma la sua fortuna finì con il dissesto finanziario del mecenate e scopritore e con una crisi psico-emotiva che la portò in manicomio. Lasciò opere espressioniste interessanti, realizzate con colori e pigmenti, frutto di una formula da lei inventata, che mescolava cera liquida per pavimenti e acquerello.

Tamara De Lempika
Bella e disinibita, la ritrattista polacca, nata a Varsavia nel 1898, si dedicò all’arte come risposta all’infelicità matrimoniale e alla crisi economica che toccò la sua famiglia. Con le sue pitture visive e sensuali divenne un’icona degli anni Venti; nell’opera più famosa, L’autoritratto nella Bugatti Verde, dipinto nel 1929, la pittrice si ritrae in caschetto e guanti di daino al volante di un’auto sportiva. La tela, che è diventata simbolo di un’epoca, esemplifica alla perfezione l’arte e la personalità della pittrice, donna indipendente che riuscì ad affermarsi e a dirigere la propria vita.

Frida Kahlo
Nata in Messico nel 1907, Frida Kahlo è tra le artiste più amate e conosciute al mondo, un grande esempio di coraggio, talento e forza. Caratterizzano la sua arte il rapporto con la sofferenza fisica e psicologica e l’ossessione per il proprio corpo martoriato, malato sin da quando era piccola e poi ferito a causa di un terribile incidente avvenuto nel 1925. Attraverso la sua creatività, inoltre, l’artista ha sempre difeso il proprio popolo, facendo confluire nelle tele lo spirito e il folclore messicani. Dal suo stile artistico, molto vicino al surrealismo, emergono perfettamente una personalità molto forte, unita a uno spirito indipendente e passionale, riluttante verso ogni convenzione sociale.

Gina Pane
Nata in Francia nel 1939 e vissuta in Italia, Gina Pane è stata la prima artista a imporsi nella body art, l’arte di dipingere sul corpo nudo. Negli anni Settanta l’artista realizzò numerose performances, in cui ogni gesto è legato alla dimensione dolorosa del corpo: ”vivere il proprio corpo”, spiegò l’artista, “vuol dire allo stesso modo scoprire sia la propria debolezza, sia la tragica e impietosa schiavitù delle proprie manchevolezze, della propria usura e della propria precarietà”. L’esibizione più famosa, Azione sentimentale, risale al 1973: è divisa in più parti, che illustrano una dimensione cattolica del martirio attraverso l’automutilazione. Realizzò sculture e installazioni che hanno come tematica principale il corpo e la sua relazione con il mondo.

Barbara Kruger
La fotografa statunitense Barbara Kruger, nata nel 1945 a Newark, è un’artista concettuale che attraverso le opere intende farci riflettere su temi politici e sociali e sui luoghi comuni della società moderna. Tema molto sentito e sviscerato dalla Kruger è l’aborto: per appoggiare le donne americane che negli anni Ottanta manifestavano per la libertà riproduttiva creò opere piene di effetti, come Your body is a Battleground, dove il volto della donna senza corpo, suddiviso e oscurato da un testo, è arte e, allo stesso tempo, protesta. L’artista usa immagini di donne prese dalla pubblicità di riviste o giornali a cui aggiunge brevi testi che ne sovvertono il senso. L’uso delle immagini in bianco e nero, il font e la scelta dei colori sono ormai molto riconoscibili.

Marina Abramović
La montenegrina Abramović, nata a Belgrado nel 1946 e naturalizzata statunitense, è un’artista avanguardista che esplora il contrasto tra i limiti del corpo e le possibilità infinite della mente. Fin dagli esordi ha scelto il proprio corpo come oggetto della sua arte, indagandone i limiti della resistenza fisica e psicologica. Famosa la sua performance – al primo posto se si digita il suo nome su YouTube – al Moma di New York, dove si pone semplicemente di fronte, seduta a un tavolino, ai visitatori del museo: uno specchio umano delle emozioni altrui; culminato però nelle lacrime per l’incontro col suo primo amore.

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